domenica 11 aprile 2010

Yo pienso en ti

La casa de los niños...



Ho aspettato a scrivere in questo periodo con la speranza di poter comunicare la buona notizia “della luna piena”, della conferma della sentenza di non colpevolezza e l’annuncio definitivo del mio rientro in Italia…, ma bisognerà aspettare ancora un po’: queste pratiche giudiziarie, infatti, richiedono più tempo del previsto. E’ solo questione di pazienza, ma tutto arriverà e spero potremo rivederci presto in Italia.



Intanto la vita qui a casa continua e sta riprendendo il suo ritmo quotidiano, tra confusione, errori, distrazioni, dimenticanze, gioie, delusioni e nascite, battesimi, compleanni, visite a tutte le ore in ospedale, corse, sospensioni e nuovi arrivi, fine delle piogge, sensazione dei primi freddi, piante di pruno che fanno i fiori fuori stagione, sprazzi di vita comunque che rendono la nostra esperienza normale, con una valenza di umanità bella e sofferta.



Non posso nascondere che nel mio animo è ancora ben viva la piaga dei mesi duri passati e che sento il bisogno urgente di un riposo e di uno stacco per ritrovare la serenità e la lucidità. E dimenticare tante cose, tante brutte esperienze, l’assurdità di accuse senza fondamento che hanno trovato modo di prosperare incredibilmente in animi poco scrupolosi...



Ma c’è stata pure la Pasqua, qui nella nostra casa, una Pasqua –come energia e spinta imperturbabile di bene definitivo- che ci ha accompagnati sempre, a dire il vero, durante tutti questi mesi, grazie all’affetto e alla partecipazione di tutti.


Una Pasqua che ci ha visti festeggiare nel salone della nuova scuola il battesimo di 15 dei nostri bimbi (includiamo tra questi bimbi chi bimba non è più, Agustina, la mamma di Evelin, che ha desiderato pure lei essere battezzata, accompagnata nella sua emozione dai carissimi Giovanni e Giulia). Mi immagino quante parrocchie conosciute, in Italia, sarebbero oggi orgogliose di poter festeggiare in un colpo 15 battesimi!


Una Pasqua preceduta e seguita da nuove nascite di bimbi e bimbe che non hanno ancora un nome ma che in modi diversi sono accolti nella nostra grande famiglia: la sorellina di David, il figlio di Ramona/Giovanna, il piccolo denominato Mateo, che è in ospedale. Per ognuno di questi bimbi si apre l’incognita del futuro, per le avverse condizioni, sia di salute che delle rispettive madri. La cosa strana, infatti, è che di ognuno di questi bimbi non conosciamo assolutamente il padre.


Tra le nascite, originali, di questo periodo, dovremmo pure sottolineare quella di Jacky, che tra poco compirà 12 anni, e che noi conosciamo da 6, e che per la nostra casa rappresenta una vera e propria nascita con tutto lo scompiglio che provoca in ogni istante, con la sua originalità, la sua bellezza, la sua malattia e i suoi attacchi. Ieri mattina la dottoressa ci ha letto il suo encefalogramma: ogni 10 secondi, un attacco, uno sparo ingiustificabile dentro il suo cervello di bimba.


Jacky è qui, nella nostra casa, lei la cui vita è un mistero per tutti, ma che sappiamo riconoscere come un dono del cielo, tanto per aiutarci a non rendere monotona la vita della nostra casetta. Con un certo spirito burlesco, qualcuno ha commentato che ora c’è la radio sempre accesa dentro queste mura (e anche fuori!).


... L’altro giorno sono andato a trovare un ragazzo che vive da 14 anni, da quando è nato, in un letto, praticamente abbandonato. Non parla, è cieco, non si gestisce da solo. Una nonna, anziana, spesso ubriaca, è l’unica persona che si incarica di lui.


Wilson è il nome di questo ragazzo che da vive da 14 anni la sua vita in un letto, senza contatti, in una stanza vecchia e brutta, in un paesino di campagna, sperduto tra le colline, a un’ora da Cochabamba.


Mi ha impressionato l’incontro con lui: quella stanza di fango, povera e sporca, il suo volto coperto di mosche, le sua mani che non si tendevano, la nonna che non sbiascicava neanche una parola in spagnolo.


Alle spalle del letto un poster del film “La passione” con una frase in grassetto: “Yo pienso en ti, ci penso io a te”.


Ci penso io a te, mi è sembrato il programma per la vita di ognuno di noi. Noi siamo fortunati perché c’è qualcuno che pensa a noi, magari senza che ce ne rendiamo conto. Ma siamo ancora più fortunati se possiamo pure noi pensare in qualcuno, che magari ha meno di noi, è meno fortunato di noi, soffre più di noi.


In questa frase ci vedo –forse con un po’ di superbia- il programma della Casa de los niños.


Senza ragionarci su troppo, abbiamo preso l’impegno di portare Wilson fuori da quelle pareti e nei prossimi giorni troveremo una sistemazione degna pure per lui. Parlando di lui, mi diceva giorni fa Matilde  (Matilde è la mamma di Wara. Non ha ancora 30 anni, ha l’AIDS come la sua figlia, si prende cura giorno e notte tre ragazzini, fratelli, colpiti da distrofia muscolare): “Come non ricevere Wilson qui da noi? Io sono cresciuta in orfanatrofio, ho sofferto l’abbandono, la morte di mio marito, sperimento nella mia carne la piaga di una malattia crudele, ma ce n’ho ancora di forze e non possiamo lasciare un ragazzino da solo, abbandonato in un letto. Ne curo già tre, oltre a mia figlia, ma ne posso curare uno in più, che soffre più di me. Basta aggiungere un letto in stanza e non fare tante storie!”


Yo pienso en ti.


E’ un’altra tappa dell’avvenutura della nostra casa, non perché siamo bravi o perché ci sentiamo eroi. La debolezza che sperimentiamo ogni momento ci dà il coraggio di aprirci a chi è meno fortunato di noi e mantiene vivi i nostri sogni e li condividiamo perché non vincano i nostri problemi, perché nel fondo basta aggiungere un letto in stanza e condividere le forze che abbiamo, raccogliendo con commozione il mistero di chi pur nella sofferenza, nel dramma corre il rischio di farsi vicino a chi è solo, abbandonato, ammalato, piccolo, povero e sporco, ma davvero e sempre fratello nostro, sorella nostra.

venerdì 9 aprile 2010

5 x mille

La vigilia di Natale, l'Agenzia delle Entrate, ha accreditato sul conto corrente dell'Associazione ,l'importo relativo al 5 per mille 2006, e abbiamo subito costruito 3 case ... qualche settimana fa, sono stati resi noti gli importi del 5 per mille 2007 ... quasi 4 case ...
tutto questo è stato realizzato insieme a tutti voi!!! un GRAZIE di cuore da parte nostra e delle famiglie che ora abitano la Cittadella Arcobaleno


alleghiamo il volantino del 5 per mille 2009 con preghiera di farlo girare a più persone possibili...

lunedì 22 marzo 2010

Oggi hanno vinto le preghiere e l’amore di tutti voi!

Oggi hanno vinto le preghiere e l’amore di tutti voi! Ha vinto la verità anche se abbiamo sofferto per l’incertezza fino alle 14,15 e l’udienza iniziava alle 14,20. Alle 14 e 15 ci è stato comunicata la sentenza che ci dichiarava innocenti da ogni tipo di accusa o denuncia. Non siamo andati all’udienza perché non ne avevamo il tempo e perché non eravamo sicuri dell’imparzialità della giudice.


Sapevamo che questa scelta significava ordine di arresto per noi, ma questa volta la giudice ha fatto un’eccezione e si è limitata a rimandare l’udienza per il giorno 31 marzo. Ma non ci sarà più nessun udienza perché più tardi anche la giudice è stata avvisata del verdetto della nostra innocenza e la prassi legale si concluderà lunedì prossimo con la conferma del verdetto.


Anche gli avvocati delle suore sono stati avvisati, alle 15 e 15. Siccome non se l’aspettavano, loro reazione è stata quella di minacciare il Pubblico Ministero dicendo che domani faranno una denuncia pubblica sui giornali per il favoritismo nei nostri confronti perché -secondo loro- noi avremmo passato dei soldi sottobanco. Grottesca reazione tipica di chi è abituato a vincere corrompendo le autorità pubbliche.


Noi ci siamo fidati solo della preghiera e dell’amicizia ed eravamo sicuri che la preghiera e l’amicizia avrebbero vinto. Queste righe sono di ringraziamento a ciascuno, per i messaggi che ci sono arrivati e per la vicinanza che ci è stata dimostrata. Grazie di cuore! Ora vorrei riposare un po’, vorrei riuscire a dormire e a riprendere il ritmo della vita normale senza l’ossessione di questi mesi.


E poi spero poter andare presto in Italia per stare con mia mamma e magari poter salutare ognuno. Spero poter portare con me il piccolo Manuel che non riesce ancora a camminare bene ed ha bisogno di uno specialista. Sarà dopo Pasqua. ... quando stasera sono tornato a casa, sono venuti incontro tutti i bimbi. Anche loro ci sono stati vicini pur senza capire bene il senso di tutto quello che ci stava succedendo.


Poi siamo andati a fare un giro sulla camionetta ed eravamo una quarantina. E’ un primo segno di ritorno alla vita normale e pazzerella. ... sempre stasera, lo spicchio di luna si stava ingrossando, fin quasi alla metà. Prima di Pasqua sarà luna piena, luce piena nella notte, come avevamo scritto come buon auspicio qualche settimana fa. Grazie di nuovo e un abbraccio forte ad ognuno!

domenica 21 marzo 2010

María René ha compiuto 6 anni!

María René ha compiuto 6 anni! Ha superato la soglia dei 5 anni, ha superato le peggiori previsioni mediche ed è lì che cresce felice della vita! Sa già leggere e sa inventare storie fantastiche di bimba. E’ il quinto compleanno che festeggiamo insieme a lei! Ricordiamo con timore quel primo compleanno accanto al suo letto di ospedale, quando da poco l’avevamo conosciuta. Lei che non aveva espressioni serene sul volto per troppo tempo oppresso dal dolore e marcato solo dal chiudere-aprire delle sue palpebre.
María René è uno dei simboli della nostra casa, una delle storie belle che oggi contempliamo con orgoglio dalla nostra finestra dei sogni realizzati. Lei è pure una bimba capricciosa, come quasi tutti i nostri bimbi. Significa che è una bimba come tutte le altre, che fa della nostra casa una casa normale, che deve crescere e che deve migliorare. Ma è pure il segno del trionfo del bene, del trionfo dell’amore e dell’amicizia, del credere e dello sperare contro ogni evidenza.
María René è un frutto che abbellisce il giardino di vita e di dolore che cresce qui con noi, e ci accompagna e arricchisce il nostro cuore e ha aperto una scia per continuare a seguire la luce del bene, nonostante tutto. Ringraziamo Dio per la vita di María René e degli altri bimbi che sono venuti dopo di lei a riempire di gioia la nostra casa e il nostro cuore, la nostra famiglia grande.
E proprio in questi giorni è arrivato pure... Non ha nome ancora: non sappiamo come chiamarlo. Ci è stato regalo all’improvviso, da un momento all’altro, per una chiamata telefonica dei responsabili locali degli minorenni. Ha solo due mesi: pure lui è ammalato, ma non sappiamo quanto. Credo che non abbiamo avuto neppure il tempo di fargli una foto. L’altra sera, quando siamo stati avvisati del suo arrivo, abbiamo riunito tutte le mamme della cittadella e molte di loro, che di figli ne hanno già tanti!, si sono offerte con entusiasmo per riceverlo visto che qui a casa, in questi giorni, abbiamo il nostro daffare per contenere gli slanci e le sorprese di Jacqueline.
E così, il nostro piccolo senza nome, è ospite di una delle nostre famiglie. Una famiglia felice di riceverlo e di prendersene cura. Come si chiamerà questo bimbo, che dorme sempre, che ha una faccetta dolce e bianca? Non l’abbiamo ancora deciso, ma possiamo deciderlo insieme.
Marzo è decisamente il mese degli arrivi per noi: negli anni scorsi, durante questo mese sono arrivati Sebastian, Manuel, Evita e Jhonatan. Ed ora il piccolo senza nome. Siamo un po’ matti a ricevere bambini così piccoli, ma alla fine la necessità fa crescere la solidarietà tra tutti e tutti ne godiamo.
Quando l’altro giorno siamo stati a visitare questo bebé in un centro dello Stato dove era stato “parcheggiato” temporaneamente, siamo rimasti sconvolti dalle condizioni in cui sono tenuti tanti bimbi abbandonati. Ne abbiamo visti 26, piccolini e tutti ammalati, tutti nella loro culla, quasi immobili o in pianto per la malattia. Ci hanno fatto tanta pena e avremmo voluto portarceli tutti a casa... Chissà..., chissà che non si apra qualche porta di speranza per questi bimbi, qui da noi..., ma non possiamo giocare con la vita per ciascuno di loro...
Alla fine di questo messaggio, che parla di vita, di bimbi, di speranza, vorrei chiedere a ciascuno una preghiera, una preghiera secondo lo stile di ciascuno, di chi sa pregare e di chi non sa pregare e non l’ha mai fatto e non lo farà mai. Domani è un giorno importante per questa vicenda legale assurda che ci tiene oppressi da tanti mesi.
Domani si decide se andremo in carcere o se finalmente verrà fuori la verità. Da tempo ci tengono in sospeso assicurandoci che la verità sta venendo fuori, visto che ormai tutti la sanno, pure i giudici, ma siamo ancora in sospeso. Domani si decide. Non decideranno i giudici che finora non hanno dimostrato per niente di essere servitori della verità e della giustizia. Deciderà l’amore di tutti noi, di tutti voi che ci volete bene e ci accompagnate con affetto in questa bellissima seppur dura avventura. Deciderà la vostra preghiera, il vostro esserci vicini, accanto a noi. Questa volta siamo tranquilli e sicuri che verrà fuori la verità, che risplenderà il bene, finalmente.
Ma volevamo che ognuno di voi ne fosse partecipe, volevamo che ognuno di voi ci fosse accanto in questo momento, come sempre, ma con un abbraccio del cuore un po’ più grande e più stretto. Speriamo che domani sera possiamo saltare di gioia tutti insieme e che presto possiamo rivederci. Sarebbe un regalo bello per tutti, in questo mese di marzo che segna l’arrivo di tanti regali per la nostra casa, che segna l’arrivo della primavera per voi che siete dall’altra parte del mondo! Vi ringrazio e vi abbraccio sin d’ora.

giovedì 18 febbraio 2010

inaugurazione

Oggi abbiamo fatto l'inaugurazione della nuova scuola. Un passo in avanti fatto insieme a tanti amici che ci seguono e ci vogliono bene. Una pioggia fitta, sul finire, ci voluto dar fastidio, ma nessuno -tranne me- si è fatto intimidire.


Nella scuola funzionerà pure il nuovo forno -pure quello benedetto- che ci è stato regalato da un sacerdote italo svizzero (nella foto) in memoria della mamma.


Ringraziamo anche per questo momento vissuto insieme!


Faccio vedere anche due delle ultime case in costruzione, che sono più grandi delle altre e che sono vicino alla scuola per proteggerla un po'.



Ari

giovedì 11 febbraio 2010

david

Questa è la sorpresa degli ultimi giorni! 

Gioiamo insieme perché tutti noi possiamo imparare da David a "stare in piedi" contro ogni speranza e facendoci aiutare


martedì 9 febbraio 2010

9 febbraio 2010

Undici anni fa, il 9 febbraio del 1999, atterrai a Cochabamba, più o meno a quest'ora: le nove di sera. Alcuni amici erano ad aspettarmi all'aeroporto. Arrivavo da Santiago del Cile. Ricordo che ero felice di questo nuovo destino per la mia vita e l'avevo desiderato.
La Bolivia è diventata la mia patria e in questi giorni ho chiesto la nazionalità boliviana. Da quando li ho conosciuti, mi sono sempre piaciuti questo popolo e questa terra. Mi sono sempre sentito molto accolto e non ci è voluto molto per sentirsi parte di una famiglia di amici.
Il percorso di questi anni mi ha condotto qui nel nostro villaggio che oggi ha accolto di nuovo Ramona, delle tribú degli Yuquis, e probabilmente un bimbo nuovo, figlio di Martha e Candido, fratellino di Carlos, Hilda, Lidia e Juanito (qualche ora fa, infatti, abbiamo portato in ospedale la mamma che deve subire un parto cesareo, ma non sappiamo se è già stata operata). Loro sono la prima famiglia che si è trasferita nel villaggio arcobaleno, in febbraio di due anni fa. Loro sono i soggetti del racconto sul buon samaritano che mandai l'anno scorso, e credo che Hilda è il soggetto della bellissima favola che ha fatto il giro di tante scuole nel reggiano.
Oggi siamo in 245 a vivere nel nostro villaggio!
Io mi sento fortunato a vivere qui. Ho avuto la fortuna di veder spuntare ogni casa, di cogliere l'emozione di ogni arrivo, di condividere la sorpresa di ognuno che veniva a visitarci o a stare con noi.
Pure io mi emoziono e mi stupisco quando passeggio per il villaggio, verso sera o al mattino presto, e sento i bimbi che mi chiamano o le famiglie che mi salutano, e poi rientrano dentro casa per la cena o per la colazione.
Mi emoziono e mi scervello pensando ai nuovi passi che ogni giorno ci attendono.
Mi commuovo quando vedo che la nostra gente è felice, che i nostri bimbi scorrazzano contenti, che le mamme si aiutano l'un l'altra, che insieme troviamo il tempo per pensare a chi ha meno di noi, che non ci facciamo scoraggiare dagli inconvenienti e dai nostri errori.
E che ogni giorno sperimentiamo nuove conquiste.
E provo pure un sottile orgoglio interiore quando guardo dalla nostra finestra magica, quella dei sogni realizzati, e scopro che il bene coinvolge e trascina tanti.
Il mio desiderio pazzo, dopo 11 anni, è quello di vedere atterrare il famoso aereo che porta qui tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di questo sogno. Magari, anche più di un aereo, o forse aerei diversi in anni diversi per via delle ferie e degli impegni personali di ognuno. Ma credo che ci sia davvero un bisogno per tutti di stringerci in un abbraccio di ringraziamento muto per quello che i nostri occhi contemplano.
Sí, siamo in 245! Siamo appena andati con Candido all'ospedale e abbiamo trovato Martha insieme alla figlioletta appena nata. Evviva! Benarrivata, piccola senza nome!