Cristina aveva 33 anni ed Emily poco più di 3... Sono volate in cielo questo fine settimana dopo giorni di agonia nell’ospedale di Cochabamba, a pochi passi l’una dall’altra, a poche ore l’una dall’altra.
Cristina è la mamma di Dennis, il piccolo di due anni colpito, come i genitori dall’AIDS, e che vive nella casa de los niños da circa un anno. In gennaio se ne era andato il padre, ora è toccato alla mamma.
In pochi mesi, Dennis ha perso entrambe i genitori ed ora dovremo pensare insieme per il suo futuro.
Nei mesi scorsi, avevamo chiesto alla mamma di venire a vivere qui con noi, per stare con il suo bimbo, ma lei non ha mai accettato. Da dicembre non si era fatta più viva. Marcela e Gianluca sono andati spesso a cercarla, nei pressi del mercato centrale della città, ma sempre ricevevano scarne informazioni sulla sua persona.
Dalla morte del marito, abbiamo saputo oggi dai vicini, beveva e si era lasciata andare. Non prendeva le medicine per la sua malattia e questo atteggiamento è stato fatale per lei.
Cristina è in compagnia, in questo momento, dei suoi amici di strada che hanno voluto portarla con sé in questo congedo doloroso inventando una festa a modo loro tutta per lei.
Stanotte è volata in cielo la piccola Emily... Non avevamo scritto prima della sua delicata situazione di salute, precipitata inaspettatamente nell'ultima settimana, per non allarmare nessuno. I medici ci avevano dato qualche speranza ma poi non c'è stato niente da fare: una polmonite fulminante ha bloccato i suoi deboli polmoni... e non ce l'ha fatta a resistere. Un respiratore artificiale la teneva forzatamente in vita.
I medici non ci consentivano quasi di vederla, nel reparto pediatrico di unità di terapia intensiva. Meno male che ieri pomeriggio Gianluca è potuto stare con lei per oltre una mezz’oretta. Noi siamo andati a sera inoltrata per pregare davanti alla porta del suo reparto.
Poi nella notte è volata via...
Emily, pur colpita dalla leucemia, era tanto migliorata negli ultimi mesi e mai ci saremmo aspettati una ricaduta così tragica.
Emily ora è qui con noi, nel salone grande della cittadella adornato oggi con fiori bianchi, giocattoli e bellissime foto sue.
I bimbi della cittadella, alla fine della scuola, sono fuori in giardino che giocano e schiamazzano. Hanno preparato disegnini per lei...
Era una bimba a cui volevamo tantissimo bene proprio per la debolezza che l’accompagnava. Ha passato quasi tutta la sua vita in ospedale e sembrava che ormai ci fosse abituata. Ma quando era qui a casa con noi, era felicissima di andare all’asilo e aveva tutto un mondo suo di giochi e fantasie.
Se ne sono andate una mamma e una bimba... Facciamo fatica ad accettare questa volontà così dura e improvvisa..., ma -pur nel buio- anche questo dolore condividiamo.
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martedì 19 luglio 2011
martedì 14 luglio 2009
visita ai villaggi dell' altipiano
Nei giorni scorsi ho avuto modo di andare più volte a trovare i nostri amici che vivono nei villaggi sperduti dell'altipiano, a cui noi siamo legati da tempo. Sono andato per mantenere il contatto e per portare qualche segno concreto. Sono andato senza la nostra gloriosa camioneta, che è ormai un ricordo e un mito, usando una macchina presa a prestito. Sono state giornate belle, faticose, che segnano il cuore.
Povertà e splendore si baciano sotto il cielo terso dell'inverno boliviano, nel silenzio di queste montagne scavate dal sudore di uomini, donne, bambini/e e animali che riescono a produrre per la loro esistenza ad altezze incredibili, senza mezzi nè risorse.
Quanto ho camminato in quelle giornate, alla ricerca di bambini che datempo non vedevo e che desideravo salutare o riconoscere anche perché qui i volti si rassomiglino, temprati dal sole e dal freddo!
A Nunumayani mi sono fatto accompagnare da un ragazzino di 10 anni, Willy, incontrato mentre segava col falcetto il grano insieme agli zii. Gli ho chiesto il favore di indicarmi alcune case di bimbi sparse tra i monti (in genere li incontriamo nelle scuole o negli asili), e lui si è messo felice davanti a farmi da guida. Solo allora mi sono reso conto che era zoppo..., zoppo dalla nascita, come poi mi ha raccontato. Ma a fatica riuscivo a stargli dietro, per cui ogni tanto si girava e mi sgridava perché andavo troppo piano o mi fermavo per prendere fiato ."Dai, su, in fretta, perché devo tornare al lavoro!"
Un tesoro di bimbo, questo Willy...
Camminare o correre, su e giù per i monti, a 4000 metri, non è mica uno scherzo, ma lo spettacolo di quegli orizzonti spalancati davanti agli occhi facevano dimenticare rapidamente la fatica. E insieme siamo riusciti ad incontrare tutti i bimbi e a riabbracciarli con gioia, magari anche solo congli occhi. Quei bimbi che non dicono quasi nessuna parola, ma che riempiono di tenerezza l'anima.
Ma come faranno a vivere lassù? Senza servizi, senza luce, senza un mangiare sostanzioso, senza legna per far fuoco, con case senza pavimenti, senza finestre, senza materassi, coi tetti di paglia e i mattoni di fango...
Spero proprio che Dio abbia un occhio speciale per ciascuno di questi piccoli perché di certo noi ben poco possiamo fare per loro. Ma almeno il ritrovarsi, lo stringersi per un attimo la mano, cercando di scambiare qualche parola, riascaldano il vincolo dell'amicizia e della fraternità.
Piccoli eroi che non escono da un libro di favole, ma ogni giorno combattono la loro battaglia per una sopravvivenza degna.
E noi siamo felici di poter condividere qualche attimo e qualche sogno con loro. Durante questa ultima visita, tra l'altro, abbiamo pensato a qualche modifica che possa rendere più funzionali le loro casette. Vedremo se riusciremo a concretizzare queste idee.
A Karpani la mia guida è stato Florentino, che di anni ne ha già tredici.Stenco ed alto, la sua figura mi ricorda i llamas per la facilità di movimento sui sentieri sassosi. E quegli stessi sentieri hanno fatto rivivere la memoria di quella gloriosa giornata che passammo con gli amici di Tressano, qualche anno fa, con i confetti in mano e in bocca, alla ricerca di Margarita e della sua famiglia. I bimbi, approfittando le vacanze di questo periodo, erano intenti,con i loro genitori, al secondo raccolto delle patate. E sono quelle stesse patate che ti offrono con grande generosità, appena cotte sotto la cenere. Il loro sapore è squisito. Anche qui tanta dignità e tanta fatica, anche quella di capire la mamma Vicenta che non può alzarsi dal letto per una grave infezione al piede e che non riesce a spiegarmi in spagnolo, nè lei nè il suo figlio David, il senso della sua malattia.
Durante queste camminate imparo due nuove espressioni in quechwa: karuni, che vuol dire "lontano" e tinkuna kumi, che vuol dire "ci rivedremo presto". E con Florentinoe i suoi fratelli ci siamo rivisti presto, qui a Cochabamba, perché sono venuti loro a far visita a Celestina. E come premio si sono fatti regalare una chitarra e un charango che rallegreranno le loro feste interminabili.
Celestina era contenta della loro visita, e pure noi, anche perché li sentiamo sempre di più parte della nostra famiglia allargata.
Le mie gambe risentono ancora di quelle ore a camminate sui sentieri dei llamas e dei bimbi pastori.
Ma anche il cuore risente ancora della gioia di quelle ore...
Povertà e splendore si baciano sotto il cielo terso dell'inverno boliviano, nel silenzio di queste montagne scavate dal sudore di uomini, donne, bambini/e e animali che riescono a produrre per la loro esistenza ad altezze incredibili, senza mezzi nè risorse.
Quanto ho camminato in quelle giornate, alla ricerca di bambini che datempo non vedevo e che desideravo salutare o riconoscere anche perché qui i volti si rassomiglino, temprati dal sole e dal freddo!
A Nunumayani mi sono fatto accompagnare da un ragazzino di 10 anni, Willy, incontrato mentre segava col falcetto il grano insieme agli zii. Gli ho chiesto il favore di indicarmi alcune case di bimbi sparse tra i monti (in genere li incontriamo nelle scuole o negli asili), e lui si è messo felice davanti a farmi da guida. Solo allora mi sono reso conto che era zoppo..., zoppo dalla nascita, come poi mi ha raccontato. Ma a fatica riuscivo a stargli dietro, per cui ogni tanto si girava e mi sgridava perché andavo troppo piano o mi fermavo per prendere fiato ."Dai, su, in fretta, perché devo tornare al lavoro!"
Un tesoro di bimbo, questo Willy...
Camminare o correre, su e giù per i monti, a 4000 metri, non è mica uno scherzo, ma lo spettacolo di quegli orizzonti spalancati davanti agli occhi facevano dimenticare rapidamente la fatica. E insieme siamo riusciti ad incontrare tutti i bimbi e a riabbracciarli con gioia, magari anche solo congli occhi. Quei bimbi che non dicono quasi nessuna parola, ma che riempiono di tenerezza l'anima.
Ma come faranno a vivere lassù? Senza servizi, senza luce, senza un mangiare sostanzioso, senza legna per far fuoco, con case senza pavimenti, senza finestre, senza materassi, coi tetti di paglia e i mattoni di fango...
Spero proprio che Dio abbia un occhio speciale per ciascuno di questi piccoli perché di certo noi ben poco possiamo fare per loro. Ma almeno il ritrovarsi, lo stringersi per un attimo la mano, cercando di scambiare qualche parola, riascaldano il vincolo dell'amicizia e della fraternità.
Piccoli eroi che non escono da un libro di favole, ma ogni giorno combattono la loro battaglia per una sopravvivenza degna.
E noi siamo felici di poter condividere qualche attimo e qualche sogno con loro. Durante questa ultima visita, tra l'altro, abbiamo pensato a qualche modifica che possa rendere più funzionali le loro casette. Vedremo se riusciremo a concretizzare queste idee.
A Karpani la mia guida è stato Florentino, che di anni ne ha già tredici.Stenco ed alto, la sua figura mi ricorda i llamas per la facilità di movimento sui sentieri sassosi. E quegli stessi sentieri hanno fatto rivivere la memoria di quella gloriosa giornata che passammo con gli amici di Tressano, qualche anno fa, con i confetti in mano e in bocca, alla ricerca di Margarita e della sua famiglia. I bimbi, approfittando le vacanze di questo periodo, erano intenti,con i loro genitori, al secondo raccolto delle patate. E sono quelle stesse patate che ti offrono con grande generosità, appena cotte sotto la cenere. Il loro sapore è squisito. Anche qui tanta dignità e tanta fatica, anche quella di capire la mamma Vicenta che non può alzarsi dal letto per una grave infezione al piede e che non riesce a spiegarmi in spagnolo, nè lei nè il suo figlio David, il senso della sua malattia.
Durante queste camminate imparo due nuove espressioni in quechwa: karuni, che vuol dire "lontano" e tinkuna kumi, che vuol dire "ci rivedremo presto". E con Florentinoe i suoi fratelli ci siamo rivisti presto, qui a Cochabamba, perché sono venuti loro a far visita a Celestina. E come premio si sono fatti regalare una chitarra e un charango che rallegreranno le loro feste interminabili.
Celestina era contenta della loro visita, e pure noi, anche perché li sentiamo sempre di più parte della nostra famiglia allargata.
Le mie gambe risentono ancora di quelle ore a camminate sui sentieri dei llamas e dei bimbi pastori.
Ma anche il cuore risente ancora della gioia di quelle ore...
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