L’inizio pure delle piogge, dopo tanti mesi secchi. A dire il vero, non ha ancora piovuto, ma ci sono stati tanti giorni di vento, un vento fastidioso per la polvere che spazza a raffiche il nostro villaggio e che impedisce il divertimento dei bimbi in piscina, qua fuori.
Ma stanno pure rifiorendo le rose e tra poco rispunterà il verde fresco dell’erba nel grande giardino attorno alle case e davanti alla scuola nuova, mentre dalla finestra della cucina vediamo il saettare nervoso del colibrì verde smeraldo da un fiore all’altro. Pensando alla scuola, quella grande, grande, là in fondo all’angolo nord del nostro terreno, costruita grazie all’aiuto degli/delle amici/amiche di Lodi, ci piace comunicare che il 5 ottobre vorremmo inaugurare le prime aule, la mensa e la cucina, e trasferire le lezioni nei nuovi ambienti. Così, gli ultimi due mesi di scuola (qui la scuola finisce il 15 dicembre) li vivremo in una sistemazione più adatta e libereremo altre due casette nuove, prese a prestito da due delle nostre famiglie nei mesi precedenti per poter svolgere le lezioni.
21 settembre: è anche il compleanno dell’ultimo arrivato nel nostro villaggio: Gonzalo, il fratellino di 5 anni di Jazmin, la bimba ammalata, venuta da noi insieme ai genitori, pure loro ammalati, poco più di un mese fa. Ora Jazmin è in ospedale, per una brutta polmonite, ma speriamo possa uscirne presto. Gonzalo invece sta bene e va già all’asilo e si sta abituando a parlare spagnolo, lui che sempre ha vissuto nei campi e probabilmente si sentirebbe più comodo con il quechwa, come del resto la sua mamma Virginia, mentre che il papà Demesio parla aymara.
21 settembre: due anni fa iniziavamo la costruzione delle prime casette, con l’emozione in gola per quei primi mattoni che davano il via al nostro villaggio arcobaleno. E uno squarcio di arcobaleno brillava inaspettatamente nel cielo proprio stamattina, per uno strano gioco di luci tra le nubi e il sole. L’arcobaleno è il segno di protezione della nostra debolezza, su cui fondiamo tutto il nostro agire qui, e ci vuole insegnare un sentiero di pace e cordialità nonostante le gravi difficoltà affrontate ogni giorno.
21 settembre: è la festa di Matteo, uno che faceva una vita brutta, rifiutato da tutti, ma che Gesù andò a cercare e lo fece amico suo. Auguri agli amici che portano questo nome, auguri al piccolo Matteo che qualche giorno fa ha compiuto 9 mesi . Auguri pure ai tanti conosciuti che oggi festeggiano il compleanno.
21 settembre: è un ricordo speciale anche per mio padre che tanti anni fa, in questo giorno, lasciò mia madre, i miei fratelli piccolini, mentre io ero in arrivo nel grembo della cicogna -come Dumbo-, per andarsene troppo presto in Cielo. Un grazie grande come il Cielo, in questo giorno, a mia madre per aver sopportato da tanti anni questo dolore e questo distacco, con sempre la serenità negli occhi e nel cuore.
21 settembre: anch’io, 27 anni fa, partii in fretta da casa, proprio in questo giorno, con un nodo in gola, per un’avventura che mi ha portato fin qua a festeggiare l’arrivo della primavera insieme a tanti bimbi (oggi era festa nella scuoletta del nostro villaggio e tutti i bimbi hanno ballato e giocato sotto lo sguardo felice delle mamme e delle maestre), insieme a tante famiglie, insieme a tanti amici e amiche che dall’altra parte del mondo si congedano dall’estate.
21 settembre: un giorno bello, nonostante i contrasti e le contraddizioni vissuti pure oggi, un giorno che ci spinge nuovamente a sognare e a ringraziare.
lunedì 21 settembre 2009
domenica 6 settembre 2009
Festa della Primavera nel villaggio Arcobaleno
Anche quest’anno, la prima domenica di settembe, che corrisponde al giorno “verde” per tutti in Bolivia (si circola solamente a piedi), abbiamo festeggiato la festa della primavera, nel nostro villaggio. E’ una scusa per tenere unite tutte le nostre famiglie ed evitare che si disperdano in altre attività che non fanno bene a nessuno.
E’ un’occasione bella per respirare insieme il senso di vivere in comunità e di farlo in un clima di festa e di giochi. Ci siamo preparati pensando in una grande caccia al tesoro che doveva essere percorsa da tutti i membri di una famiglia al completo. Il tesoro era la scoperta della “comunità”, rappresentata con lettere e con un mosaico di pezzi ritagliati della mappa della cittadella.
Quasi tutte la famiglie erano presenti al completo e solamente due non hanno partecipato, purtroppo.
La giornata molto calda ha tolto un poco di slancio all’entusiasmo generale, anche perchè tutto si è svolto attorno al mezzogiorno, ed eravamo in tanti a gareggiare, ma alla fine il risultato è stato molto positivo. Per ogni famiglia c’è stato un regalo e per le famiglie al completo un regalo ulteriore, così come per le famiglie che le cui case si sono rivelate le più ordinate.
La famiglia di Chiara e Sandra ha lavorato giorni interi e tutta la notte del sabato per preparare con dettaglio ogni tappa.
Anche le famiglie dei nostri bambini ammalati hanno partecipato accompagnate da Giulia e Lisa. Coralba faceva parte della giuria. Padre José ha celebrato la messa così pure lui ha fatto la sua parte in questo giorno comunitario.
Era bello contemplare il via vai festoso della nostra gente, così diversa e così bella, unita sotto un unico arcobaleno di pace e solidarietà.
Siamo una famiglia originale, composta da persone di tutte le estrazioni e di ogni sorta. Proprio una bella varietà di gente!
Bolviani, quechua, aymara e yuquis. Italiani, chileni e spagnoli. Gente povera, che mai ha avuto un tetto sotto cui proteggersi, ma anche gente più fortunata.
Persone cresciute in campagna, con la pelle striata dal freddo e dal sole; ragazze condannate per anni a vivere in carcere e ora finalmente libere, senza sentirsi giudicate da nessuno.
Bambini spinti su una carrozzella, altri colpiti da malattie dure.
Mamme giovani con i bimbi in spalla, appena nati, altre curve sotto il peso di tante gravidanze.
Persone che non hanno un fede religiosa, altre che magari vanno a messa tutti i giorni.
Nonni e nipoti accomunati in un grande gioco. Studenti dell’università con adulti che a mala pena sanno fare la loro firma.
Famiglie che riescono a risolvere internamente i loro problemi, ed altre che continuamente vivono il dramma dei loro ragazzi nella difficile tappa dell’adolescenza.
Persone sane ed altre che non riescono a sbarazzarsi dell’alcool.
Ma tutti di corsa e tutti felici, nonostante la stanchezza e il caldo in questa festa della primavera, in questo villaggio che non fa differenza di persone e che cerca di mettere in luce la bellezza del cuore che ognuno porta dentro.
Una festa bella e semplice che suscita nuovamente un grazie profondo per il fatto di vivere questa storia con volti così diversi che ora orgogliosamente sentiamo parte della nostra famiglia.
E’ un’occasione bella per respirare insieme il senso di vivere in comunità e di farlo in un clima di festa e di giochi. Ci siamo preparati pensando in una grande caccia al tesoro che doveva essere percorsa da tutti i membri di una famiglia al completo. Il tesoro era la scoperta della “comunità”, rappresentata con lettere e con un mosaico di pezzi ritagliati della mappa della cittadella.
Quasi tutte la famiglie erano presenti al completo e solamente due non hanno partecipato, purtroppo.
La giornata molto calda ha tolto un poco di slancio all’entusiasmo generale, anche perchè tutto si è svolto attorno al mezzogiorno, ed eravamo in tanti a gareggiare, ma alla fine il risultato è stato molto positivo. Per ogni famiglia c’è stato un regalo e per le famiglie al completo un regalo ulteriore, così come per le famiglie che le cui case si sono rivelate le più ordinate.
La famiglia di Chiara e Sandra ha lavorato giorni interi e tutta la notte del sabato per preparare con dettaglio ogni tappa.
Anche le famiglie dei nostri bambini ammalati hanno partecipato accompagnate da Giulia e Lisa. Coralba faceva parte della giuria. Padre José ha celebrato la messa così pure lui ha fatto la sua parte in questo giorno comunitario.
Era bello contemplare il via vai festoso della nostra gente, così diversa e così bella, unita sotto un unico arcobaleno di pace e solidarietà.
Siamo una famiglia originale, composta da persone di tutte le estrazioni e di ogni sorta. Proprio una bella varietà di gente!
Bolviani, quechua, aymara e yuquis. Italiani, chileni e spagnoli. Gente povera, che mai ha avuto un tetto sotto cui proteggersi, ma anche gente più fortunata.
Persone cresciute in campagna, con la pelle striata dal freddo e dal sole; ragazze condannate per anni a vivere in carcere e ora finalmente libere, senza sentirsi giudicate da nessuno.
Bambini spinti su una carrozzella, altri colpiti da malattie dure.
Mamme giovani con i bimbi in spalla, appena nati, altre curve sotto il peso di tante gravidanze.
Persone che non hanno un fede religiosa, altre che magari vanno a messa tutti i giorni.
Nonni e nipoti accomunati in un grande gioco. Studenti dell’università con adulti che a mala pena sanno fare la loro firma.
Famiglie che riescono a risolvere internamente i loro problemi, ed altre che continuamente vivono il dramma dei loro ragazzi nella difficile tappa dell’adolescenza.
Persone sane ed altre che non riescono a sbarazzarsi dell’alcool.
Ma tutti di corsa e tutti felici, nonostante la stanchezza e il caldo in questa festa della primavera, in questo villaggio che non fa differenza di persone e che cerca di mettere in luce la bellezza del cuore che ognuno porta dentro.
Una festa bella e semplice che suscita nuovamente un grazie profondo per il fatto di vivere questa storia con volti così diversi che ora orgogliosamente sentiamo parte della nostra famiglia.
martedì 1 settembre 2009
Ancora sulle case ...
Continuo il discorso di ieri con qualche linea ancora a proposito di case.
Marcela è una delle ragazze della Comunità che da più tempo lavora con noi. Non solo lavora, visto che è assistente sociale e con la sua professione ce n’ha da fare qui da noi, ma soprattutto fin dall’inizio aderisce pienamente con la sua vita alla storia dei nostri bimbi, delle nostre casette e del nostro villaggio. In questi ultimi mesi la sua famiglia ha vissuto una spiacevole disavventura di cui noi siamo partecipi.
Riassumo un po’ la vicenda. Per motivi inspiegabili, un avvocato e un giudice corrotti sono riusciti ad impossessarsi “legalmente”! della casa in cui Marcela e la sua famiglia vivevano da sempre, nella periferia sud della città, al lato opposto di dove viviamo noi. Una casetta umile, ma era loro, in cui vivevano vari bimbi e i genitori anziani. Nel giro di poche ore tutti i membri sono stati trascinati fuori di casa da una schiera di poliziotti pagati e senza scupoli. E non si poteva fare niente: un’impotenza assoluta. Meno male che lì vicino c’erano alcuni ambienti in disuso e così hanno potuto trasferirsi temporaneamente in stanze senza nè luce nè acqua, appoggiati dall’affetto dei vicini, pure loro increduli davanti a tale assurdità legale.
Quando l’abbiamo saputo, pure noi abbiamo cercato di darci da fare. Siamo andati da avvocati e da giudici più puliti; siamo andati dalla polizia; abbiamo elevato un muro di protezione per poter difendere il diritto della famiglia, ma non c’è stato quasi niente da fare. A quel punto abbiamo offerto una delle nuove casette del nostro villaggio, pulita a lucido dai nostri bimbi e ragazzi. Ma questa ci sembrava una soluzione che non risolveva la evidente ingiustizia di cui era vittima la famiglia di Marcela. Basta immaginare l’assurdità di questa faccenda: vivi da 50 anni nella tua casa e improvvisamente devi sloggiare perché qualche malvivente ne ha preso possesso legale.
La mattina prima del ferragosto ci hanno avvisati che era arrivata una ruspa per demolire la casa e il muro di protezione da noi costruito. La mamma di Marcela chiama per telefono disperata: “Cosa possiamo fare? Hanno distrutto tutto: dateci una mano!”. Ma come?
A quel punto prendiamo una decisione: andiamo a metterci davanti alla casa con tutti i bimbi del villaggio, che sono compagni di scuola dei nipotini di Marcela, per protestare pubblicamente contro questa ingiustizia. Chiamiamo la televisione, che ci conosce, e denunciamo questo misfatto. E vedremo se la polizia viene a mandarci via. Andiamo a protestare in modo pacifico ma deciso! Nessuno ci fermerà. Non può mica sempre vincere il male sul bene! Questo è il nostro motto: il bene deve trionfare sull’ingiustizia.
Quello stesso giorno è in visita da noi un sacerdote che lavora a Roma, come responsabile mondiale dei gruppi dell’infanzia missionaria (e dei giovani). Lo coinvolgiamo e lo invitiamo a celebrare messa in strada, davanti alla casa, e ce ne sbafiamo della polizia che potrà venire a darci fastidio. Lui ci dice che lo farà volentieri: ci confessa che queste cose le ha viste solo nei documentari sul Brasile!
E’ mezzogiorno. Facciamo uscire in anticipo i bimbi da scuola. Le nostre mamme porteranno il pranzo che hanno preparato, come ogni giorno, sul luogo dove ci stiamo trasferendo, con una gazzarra incredibile, nei taxi ricolmi dei nostri piccoli. Per i bimbi si tratta di un’avventura piacevolissima che chiedono poter ripetere anche nei giorni successivi!
Arriviamo sul posto e la polizia se ne è andata perché i vicini si sono dati da fare nel difendere la proprietà. Loro stessi ci accolgono con tanto calore e simpatia, offrendo bibite fresche. Ci installiamo con tende in mezzo alla strada e aspettiamo la televisione e le mosse della polizia. I bimbi, intanto, vanno a giocare con le loro maestre in un parco lì vicino. Dopo poco arrivano le nostre mamme e si improvvisa il pranzo. Prepariamo per la messa e spieghiamo ai bimbi il senso della nostra protesta. Loro capiscono subito che non si tratta di far guerra a nessuno, ma che è necessario opporsi con modi non violenti contro chi vuol far prevalere il male sul bene, l’ingiustizia sulla verità.
E’ molto emozionante la messa celebrata in strada con immagini tipiche della fede popolare di qui, in presenza di bimbi, di vicini e di persone vittime della corruzione pubblica. Siamo tutti uniti a cercare una soluzione di bene, sotto il segno della nostra casetta che vuole essere una casetta di pace, protetta dall’arcobaleno dell’amore. Difatti la scuola del nostro villaggio si chiama proprio “Arcobaleno di Pace”. E i nostri bimbi devono essere educati alla pace, alla verità e alla giustizia. Il sacerdote è italiano ma riesce a spiegarsi benissimo. Prima della fine della messa, arriva pure la televisione. Parliamo a ruota libera, in dialogo con i bimbi che sanno spiegare bene il senso del nostro stare lì. Si vedrà poi in televisione l’immagine del piccolo Edson con le mani giunte, in prima fila.
E davanti alla televisione i bimbi fanno una promessa: quella casa che gente malvagia ha distrutto con ruspe in pochi minuti, noi la ricostruiremo in tre giorni, proprio durante i tre giorni che dura la festa di ferragosto qui da noi, approfittando che la polizia e gli avvocati saranno occupati, come tutti, nella festa da qualche altra parte. Vediamo un poliziotto passare di là per venire a filmarci, come per spaventarci, ma non ci fa paura. Ogni bimbo prende in mano un mattone e andiamo insieme a metterli sul posto dove ricostruiremo la casa distrutta. E il sacerdote benedice i bimbi e i mattoni. Si tratta di un gesto sacro e serio. In tre giorni ricostruiremo quella casa! Noi lo vogliamo e siamo sicuri che anche Dio lo vuole!
Chiamiamo infatti tutti i muratori che lavorano nel nostro villaggio e ci mettiamo subito all’opera: un camion di sabbia, uno di cemento, un altro di mattoni e ferro. L’acqua è lì sul posto. Sgombriamo le macerie e diamo il via alla ricostruzione. Proprio nel momento in cui la televisione fa le riprese, arrivano pure i nostri bimbi dell’altipiano, che avevamo invitato a passare alcuni giorni da noi durante le vacanze di ferragosto. Arrivano con i loro vestitini colorati, i loro berretti a punta e le loro faccine arrostite dal sole. Arrivano sul camioncino di Emilio, insieme al cemento. Vengono a darci man forte. I signori della tele non si raccapezzano più con tanto guazzabuglio ma stanno al nostro gioco.
E’ la forza dell’innocenza che ci spinge ad andare contro decisioni assurde e ci fa credere che prima o poi il bene deve trionfare.
A sera, i bimbi rientrano al villaggio, felici della loro avventura. Con alcuni adulti rimaniamo sino a tardi, per seguire i lavori e per pregare, lì per strada, e per incoraggiare i vicini e i familiari di Marcela. Fino a notte si lavorerà nei prossimi giorni. La polizia non interviene. Vengono, sì, dal Comune per dirci di interrompere i lavori, ma noi ce ne freghiamo.
Dopo tre giorni, le pareti della casetta sono tutte in piedi di nuovo, e pure il tetto. L’avevamo detto e l’abbiamo fatto. Ciò che il male distrugge, il bene lo può ricostruire, se lo si fa insieme, credendoci. La famiglia di Marcela è ritornata in possesso della propria casa grazia alla forza e all’innocenza dei nostri bimbi. Son passati 15 giorni e gli avvocati e giudici tacciono, la polizia non si è fatta viva.
Le prossime mosse non le sappiamo, ma l’abbiamo detto e promesso ai nostri bimbi. Se qualcuno distrugge la casa, noi andiamo a ricostruirla perché crediamo che è giusto così, e la nostra unica forza è quella della verità e del bene, quella dei sogni pazzi realizzati!
Marcela è una delle ragazze della Comunità che da più tempo lavora con noi. Non solo lavora, visto che è assistente sociale e con la sua professione ce n’ha da fare qui da noi, ma soprattutto fin dall’inizio aderisce pienamente con la sua vita alla storia dei nostri bimbi, delle nostre casette e del nostro villaggio. In questi ultimi mesi la sua famiglia ha vissuto una spiacevole disavventura di cui noi siamo partecipi.
Riassumo un po’ la vicenda. Per motivi inspiegabili, un avvocato e un giudice corrotti sono riusciti ad impossessarsi “legalmente”! della casa in cui Marcela e la sua famiglia vivevano da sempre, nella periferia sud della città, al lato opposto di dove viviamo noi. Una casetta umile, ma era loro, in cui vivevano vari bimbi e i genitori anziani. Nel giro di poche ore tutti i membri sono stati trascinati fuori di casa da una schiera di poliziotti pagati e senza scupoli. E non si poteva fare niente: un’impotenza assoluta. Meno male che lì vicino c’erano alcuni ambienti in disuso e così hanno potuto trasferirsi temporaneamente in stanze senza nè luce nè acqua, appoggiati dall’affetto dei vicini, pure loro increduli davanti a tale assurdità legale.
Quando l’abbiamo saputo, pure noi abbiamo cercato di darci da fare. Siamo andati da avvocati e da giudici più puliti; siamo andati dalla polizia; abbiamo elevato un muro di protezione per poter difendere il diritto della famiglia, ma non c’è stato quasi niente da fare. A quel punto abbiamo offerto una delle nuove casette del nostro villaggio, pulita a lucido dai nostri bimbi e ragazzi. Ma questa ci sembrava una soluzione che non risolveva la evidente ingiustizia di cui era vittima la famiglia di Marcela. Basta immaginare l’assurdità di questa faccenda: vivi da 50 anni nella tua casa e improvvisamente devi sloggiare perché qualche malvivente ne ha preso possesso legale.
La mattina prima del ferragosto ci hanno avvisati che era arrivata una ruspa per demolire la casa e il muro di protezione da noi costruito. La mamma di Marcela chiama per telefono disperata: “Cosa possiamo fare? Hanno distrutto tutto: dateci una mano!”. Ma come?
A quel punto prendiamo una decisione: andiamo a metterci davanti alla casa con tutti i bimbi del villaggio, che sono compagni di scuola dei nipotini di Marcela, per protestare pubblicamente contro questa ingiustizia. Chiamiamo la televisione, che ci conosce, e denunciamo questo misfatto. E vedremo se la polizia viene a mandarci via. Andiamo a protestare in modo pacifico ma deciso! Nessuno ci fermerà. Non può mica sempre vincere il male sul bene! Questo è il nostro motto: il bene deve trionfare sull’ingiustizia.
Quello stesso giorno è in visita da noi un sacerdote che lavora a Roma, come responsabile mondiale dei gruppi dell’infanzia missionaria (e dei giovani). Lo coinvolgiamo e lo invitiamo a celebrare messa in strada, davanti alla casa, e ce ne sbafiamo della polizia che potrà venire a darci fastidio. Lui ci dice che lo farà volentieri: ci confessa che queste cose le ha viste solo nei documentari sul Brasile!
E’ mezzogiorno. Facciamo uscire in anticipo i bimbi da scuola. Le nostre mamme porteranno il pranzo che hanno preparato, come ogni giorno, sul luogo dove ci stiamo trasferendo, con una gazzarra incredibile, nei taxi ricolmi dei nostri piccoli. Per i bimbi si tratta di un’avventura piacevolissima che chiedono poter ripetere anche nei giorni successivi!
Arriviamo sul posto e la polizia se ne è andata perché i vicini si sono dati da fare nel difendere la proprietà. Loro stessi ci accolgono con tanto calore e simpatia, offrendo bibite fresche. Ci installiamo con tende in mezzo alla strada e aspettiamo la televisione e le mosse della polizia. I bimbi, intanto, vanno a giocare con le loro maestre in un parco lì vicino. Dopo poco arrivano le nostre mamme e si improvvisa il pranzo. Prepariamo per la messa e spieghiamo ai bimbi il senso della nostra protesta. Loro capiscono subito che non si tratta di far guerra a nessuno, ma che è necessario opporsi con modi non violenti contro chi vuol far prevalere il male sul bene, l’ingiustizia sulla verità.
E’ molto emozionante la messa celebrata in strada con immagini tipiche della fede popolare di qui, in presenza di bimbi, di vicini e di persone vittime della corruzione pubblica. Siamo tutti uniti a cercare una soluzione di bene, sotto il segno della nostra casetta che vuole essere una casetta di pace, protetta dall’arcobaleno dell’amore. Difatti la scuola del nostro villaggio si chiama proprio “Arcobaleno di Pace”. E i nostri bimbi devono essere educati alla pace, alla verità e alla giustizia. Il sacerdote è italiano ma riesce a spiegarsi benissimo. Prima della fine della messa, arriva pure la televisione. Parliamo a ruota libera, in dialogo con i bimbi che sanno spiegare bene il senso del nostro stare lì. Si vedrà poi in televisione l’immagine del piccolo Edson con le mani giunte, in prima fila.
E davanti alla televisione i bimbi fanno una promessa: quella casa che gente malvagia ha distrutto con ruspe in pochi minuti, noi la ricostruiremo in tre giorni, proprio durante i tre giorni che dura la festa di ferragosto qui da noi, approfittando che la polizia e gli avvocati saranno occupati, come tutti, nella festa da qualche altra parte. Vediamo un poliziotto passare di là per venire a filmarci, come per spaventarci, ma non ci fa paura. Ogni bimbo prende in mano un mattone e andiamo insieme a metterli sul posto dove ricostruiremo la casa distrutta. E il sacerdote benedice i bimbi e i mattoni. Si tratta di un gesto sacro e serio. In tre giorni ricostruiremo quella casa! Noi lo vogliamo e siamo sicuri che anche Dio lo vuole!
Chiamiamo infatti tutti i muratori che lavorano nel nostro villaggio e ci mettiamo subito all’opera: un camion di sabbia, uno di cemento, un altro di mattoni e ferro. L’acqua è lì sul posto. Sgombriamo le macerie e diamo il via alla ricostruzione. Proprio nel momento in cui la televisione fa le riprese, arrivano pure i nostri bimbi dell’altipiano, che avevamo invitato a passare alcuni giorni da noi durante le vacanze di ferragosto. Arrivano con i loro vestitini colorati, i loro berretti a punta e le loro faccine arrostite dal sole. Arrivano sul camioncino di Emilio, insieme al cemento. Vengono a darci man forte. I signori della tele non si raccapezzano più con tanto guazzabuglio ma stanno al nostro gioco.
E’ la forza dell’innocenza che ci spinge ad andare contro decisioni assurde e ci fa credere che prima o poi il bene deve trionfare.
A sera, i bimbi rientrano al villaggio, felici della loro avventura. Con alcuni adulti rimaniamo sino a tardi, per seguire i lavori e per pregare, lì per strada, e per incoraggiare i vicini e i familiari di Marcela. Fino a notte si lavorerà nei prossimi giorni. La polizia non interviene. Vengono, sì, dal Comune per dirci di interrompere i lavori, ma noi ce ne freghiamo.
Dopo tre giorni, le pareti della casetta sono tutte in piedi di nuovo, e pure il tetto. L’avevamo detto e l’abbiamo fatto. Ciò che il male distrugge, il bene lo può ricostruire, se lo si fa insieme, credendoci. La famiglia di Marcela è ritornata in possesso della propria casa grazia alla forza e all’innocenza dei nostri bimbi. Son passati 15 giorni e gli avvocati e giudici tacciono, la polizia non si è fatta viva.
Le prossime mosse non le sappiamo, ma l’abbiamo detto e promesso ai nostri bimbi. Se qualcuno distrugge la casa, noi andiamo a ricostruirla perché crediamo che è giusto così, e la nostra unica forza è quella della verità e del bene, quella dei sogni pazzi realizzati!
lunedì 31 agosto 2009
Le case...
Di questo mese di agosto che è alla fine, sarebbe bello poter fare una sintesi per poter comunicare e condividere tanti fatterelli che l’hanno reso bello e gratificante...
Qualche settimana fa ricordavamo l’arrivo giocoso delle rondini sul finire dell’inverno che da noi, che siamo con la testa capovolta all’ingiù, per via dell’emisfero sud, si rivela molto mite e soleggiato. Oltre alle rondini, agosto segna spesso l’arrivo di nuovi amici nelle nostre casette e nel nostro villaggio. Difatti, il 26 agosto abbiamo ricordato, senza tanti festeggiamenti, ma con la commozione scritta nel cuore, il primo anno di David tra noi. Nessuno si sarebbe azzardato a prendere un bimbo cerebroleso se non ci avessero pregato a lungo dall’ospedale infantile. Ma David, con il timore che suscitava in noi la sua malattia tremenda, si è rivelato un bimbo straordinario, per la sua giocosità e per la simpatia che genera attorno a sé, lui che passa la maggior parte della giornata in una culla d’oro. E’ d’oro perché è stata pensata apposta per lui e lui ci sguazza dentro muovendosi felice come un forsennato. E’ d’oro perché da lì lui cambia il volto delle persone che gli si affacciano e li trasforma in sorrisi compiaciuti.
Il 28 agosto, quest’anno, è arrivata anche la prima famiglia al completo ammalata di AIDS: il papà Nemesio, la mamma Virginia e la piccola Jazmine di tre anni. La mamma non ha segni evidenti della malattia, il papà e la bimba sono appena usciti dall’ospedale e sono ancora marcati dalla sofferenza. Vengono da un villaggio sperduto della campagna e non capiamo bene come la malattia li abbia avvinghiati... Sono soli, la famiglia di origine non è al corrente del male che li affligge. Non hanno la possibilità di rientrare al loro paesino, e d’altra parte devono stare vicini ad un ospedale pubblico. I medici ce li hanno affidati e noi li abbiamo accolti. Hanno un loro appartamentino indipendente, con bagno, cucina, lettini e sala da pranzo. Possono vivere uniti, pur nel dolore.
Per ogni necessità, fanno due passi e bussano a casa nostra per chiedere aiuto. E tutto è gratis e non chiediamo loro niente a cambio. E loro si stupiscono e pian piano i loro volti si illuminano. Devono trovare il loro modo di avvicinarsi e di muoversi con libertà: nessuno li ha obbligati a venire ma si rendono conto che nessuno lesina loro affetto e simpatia. Noi siamo contenti di considerarli parte della nostra famiglia bella, originale e grande...
In questi giorni ripensavo a quello che tante volte ho sperimentato e scritto: che siamo fortunati a poter condividere con tanti la nostra avventura verso il bene. Ma mi è venuto anche da pensare che ciò non sarebbe possibile senza l’aiuto di chi ci appoggia, di chi ci aiuta concretamente, di chi si dà da fare con mille iniziative, di chi si priva del proprio, di chi vuota il proprio portafoglio, di chi inventa mille strategie e attività, di chi ci offre gratis la propria amicizia, di chi bussa alle porte di altri, di chi mette a fuoco la propria fantasia e inventiva, di chi ci vuole bene gratis. Le case e gli appartamentini che in meno di due anni sono stati messi su nel nostro villaggio non sono qui per far bella posa ma servono per accogliere fratelli e sorelle meno fortunati di noi e che improvvisamente varcano la soglia di casa ed entrano ad arricchire il nostro cuore. Le case e gli appartamentini "fioriti" qui fuori sono il frutto e l’impegno di tanti amici e amiche che credono con noi nel bene oltre ogni interesse personale e ci permettono di essere strumenti di accoglienza e di un sogno di condivisione che ha ridato speranza alla vita di tanti.
Stasera facevo i conti degli abitanti del nostro villaggio arcobaleno e mi sono stupito al constatare che siamo arrivati a duecento (domattina ritorneremo a 199 per la partenza della cara Marcella)! Un bel numero se si pensa che due anni fa, quando mi trasferii qui, eravamo solamente in tre, con María René e con Toño... Ora siamo in 200 a dire grazie a chi ci vuole bene e continua a credere nel nostro sogno.
Le casette che qui fuori si apprestano a spegnere le luci del sonno della notte sono semplici, vere e concrete come l’amore e la fiducia che ci sostengono. Dentro, domani, riprenderà la vita di chi ha potuto fare l’esperienza che i sogni si realizzano e non solo nei film. Anche noi andiamo a letto con il grazie nel cuore. E speriamo svegliarci domani ringraziando di nuovo i nostri tifosi, piccoli e grandi!
Grazie di cuore a ognuno!!!
Qualche settimana fa ricordavamo l’arrivo giocoso delle rondini sul finire dell’inverno che da noi, che siamo con la testa capovolta all’ingiù, per via dell’emisfero sud, si rivela molto mite e soleggiato. Oltre alle rondini, agosto segna spesso l’arrivo di nuovi amici nelle nostre casette e nel nostro villaggio. Difatti, il 26 agosto abbiamo ricordato, senza tanti festeggiamenti, ma con la commozione scritta nel cuore, il primo anno di David tra noi. Nessuno si sarebbe azzardato a prendere un bimbo cerebroleso se non ci avessero pregato a lungo dall’ospedale infantile. Ma David, con il timore che suscitava in noi la sua malattia tremenda, si è rivelato un bimbo straordinario, per la sua giocosità e per la simpatia che genera attorno a sé, lui che passa la maggior parte della giornata in una culla d’oro. E’ d’oro perché è stata pensata apposta per lui e lui ci sguazza dentro muovendosi felice come un forsennato. E’ d’oro perché da lì lui cambia il volto delle persone che gli si affacciano e li trasforma in sorrisi compiaciuti.
Il 28 agosto, quest’anno, è arrivata anche la prima famiglia al completo ammalata di AIDS: il papà Nemesio, la mamma Virginia e la piccola Jazmine di tre anni. La mamma non ha segni evidenti della malattia, il papà e la bimba sono appena usciti dall’ospedale e sono ancora marcati dalla sofferenza. Vengono da un villaggio sperduto della campagna e non capiamo bene come la malattia li abbia avvinghiati... Sono soli, la famiglia di origine non è al corrente del male che li affligge. Non hanno la possibilità di rientrare al loro paesino, e d’altra parte devono stare vicini ad un ospedale pubblico. I medici ce li hanno affidati e noi li abbiamo accolti. Hanno un loro appartamentino indipendente, con bagno, cucina, lettini e sala da pranzo. Possono vivere uniti, pur nel dolore.
Per ogni necessità, fanno due passi e bussano a casa nostra per chiedere aiuto. E tutto è gratis e non chiediamo loro niente a cambio. E loro si stupiscono e pian piano i loro volti si illuminano. Devono trovare il loro modo di avvicinarsi e di muoversi con libertà: nessuno li ha obbligati a venire ma si rendono conto che nessuno lesina loro affetto e simpatia. Noi siamo contenti di considerarli parte della nostra famiglia bella, originale e grande...
In questi giorni ripensavo a quello che tante volte ho sperimentato e scritto: che siamo fortunati a poter condividere con tanti la nostra avventura verso il bene. Ma mi è venuto anche da pensare che ciò non sarebbe possibile senza l’aiuto di chi ci appoggia, di chi ci aiuta concretamente, di chi si dà da fare con mille iniziative, di chi si priva del proprio, di chi vuota il proprio portafoglio, di chi inventa mille strategie e attività, di chi ci offre gratis la propria amicizia, di chi bussa alle porte di altri, di chi mette a fuoco la propria fantasia e inventiva, di chi ci vuole bene gratis. Le case e gli appartamentini che in meno di due anni sono stati messi su nel nostro villaggio non sono qui per far bella posa ma servono per accogliere fratelli e sorelle meno fortunati di noi e che improvvisamente varcano la soglia di casa ed entrano ad arricchire il nostro cuore. Le case e gli appartamentini "fioriti" qui fuori sono il frutto e l’impegno di tanti amici e amiche che credono con noi nel bene oltre ogni interesse personale e ci permettono di essere strumenti di accoglienza e di un sogno di condivisione che ha ridato speranza alla vita di tanti.
Stasera facevo i conti degli abitanti del nostro villaggio arcobaleno e mi sono stupito al constatare che siamo arrivati a duecento (domattina ritorneremo a 199 per la partenza della cara Marcella)! Un bel numero se si pensa che due anni fa, quando mi trasferii qui, eravamo solamente in tre, con María René e con Toño... Ora siamo in 200 a dire grazie a chi ci vuole bene e continua a credere nel nostro sogno.
Le casette che qui fuori si apprestano a spegnere le luci del sonno della notte sono semplici, vere e concrete come l’amore e la fiducia che ci sostengono. Dentro, domani, riprenderà la vita di chi ha potuto fare l’esperienza che i sogni si realizzano e non solo nei film. Anche noi andiamo a letto con il grazie nel cuore. E speriamo svegliarci domani ringraziando di nuovo i nostri tifosi, piccoli e grandi!
Grazie di cuore a ognuno!!!
domenica 23 agosto 2009
Casa de los Ninos, una delle piú belle casette del mondo! 23 agosto 2009
Stamattina mentre cambiavo il pannolino di David mi sono soffermato sulle sue gambine, belle, robuste e diritte. E senza volere mi è venuto un pensiero balordo in testa: perché non fare un trapianto con quelle di Manuel che sono così storte e deboli?!
David scalcia tutto il giorno con le sue gambine contro le pareti della culla, mentre Manuel riesce solamente a trascinarsi come un folletto per terra, nonostante tutte le operazioni che gli abbiamo fatto e l’anno e mezzo di gesso che ha dovuto sopportare...
La vita è strana: probabilmente David non potrà mai usare le sue gambine dritte per reggersi in piedi, mentre Manuel ne avrebbe proprio bisogno per dare sfogo alla sua voglia di muoversi con libertà... Ma era solamente un pensiero balordo...
Cambiato il pannolino ho tirato su i suoi pantaloncini e David ha ripreso il suo movimento forsennato a bicicletta dentro la culla nuova, che gli è stata appena regalata.
Fuori, Manuel, in attesa dei bimbi che vengono per il doposcuola la domenica mattina, ha approfittato di un attimo della nostra disattenzione per scappare in gattoni per il giardino, sporcandosi tutto. E io lo sgrido sempre quando fa così! E lui, con la testa bassa, sgattaiola dentro casa, quatto quatto. Ma non ottengo molto dalle mie sgridate: alla prima svista, lui è di nuovo fuori.
Più tardi l’ho preso su per portarlo in bagno e per cambiare i suoi pantaloncini sudici.
In un attimo di disattenzione -questa volta mia-, ho abbandonato le sue manine e lui si è trovato nel vuoto, sull’erba, e invece di buttarsi per terra, come fa sempre, si é lanciato entusiasta a muovere i suoi primi passi.
“Manuel cammina davvero!”, ho gridato io a tutti gli altri, grandi e piccoli, che erano lì intorno a fare merenda. “Manuel cammina, cammina!”, e tutti hanno cominciato ad applaudire ed anche gli altri che erano in cucina per preparare il pranzo di sono affacciati alle finestre per vedere il miracolo di questo giorno, da tanto atteso: Manuel ha mosso i suoi primi passi da solo.
L’ho lasciato varie volte e sempre Manuel si è retto in piedi da solo e ha camminato.
I ragazzi e le ragazze italiane che sono con noi in questi giorni sono stati testimoni, con le loro macchine fotografiche dell’emozione di questo momento.
Oggi, 23 agosto, Manuel ha vinto sulla sua debolezza. Tra qualche mese compirà 4 anni. Si potrebbe dire che ha impiegato troppo tempo per prendere lo slancio verso l’indipendenza! Ma che importa il tempo! Oggi ha camminato e la gioia e la commozione che sperimentiamo è difficile spiegarla a parole, dopo tanto tempo di sofferenze e attese deluse.
... Questo è successo nel primo pomeriggio: ogni due o tre passi Manuel cadeva in terra, ma poi lo riprendevamo su e lui via di nuovo. felice Verso sera, invece, dopo il pisolino del pomeriggio, non c’è stato più verso di fermarlo: pur con le sue gambine sbilenche si lanciava per tutta la casa a provare il brivido dell’equilibrio che vince sulla gravità. E quasi mai cadeva!
Ai ragazzi italiani che sono qui con noi, Mario della Sardegna, Sara e GianLuca di Salerno, Eleonora di Roma, Elisa di Treviso, Massimo ed Elisa di lá dal Secchia, Lisa di Casina, Marcella di Formigine, oltre alla carissima Giulia di Parma, la soddisfazione di aver visto in diretta un piccolo sogno realizzato qui nella nostra casetta. Mi sono ricordato del mese di agosto di tre anni fa, quando arrivai a casa dall’ospedale. C’erano altri amici italiani quella volta, e proprio Tania e Ilenia mi fecero partecipe di una sorpresa enorme: improvvisamente lasciarono le manine di María René e me la trovai di fronte a camminare per la prima volta. Che commozione pure quella volta!
Mi viene da pensare nella simpatia di incontri con tanti amici e tante amiche che condividono la nostra vita, le nostre gioie e le nostre disavventure, simpatia che ci unisce per sempre e che ci fa spettatori di regali inaspettati e belli.
David scalcia tutto il giorno con le sue gambine contro le pareti della culla, mentre Manuel riesce solamente a trascinarsi come un folletto per terra, nonostante tutte le operazioni che gli abbiamo fatto e l’anno e mezzo di gesso che ha dovuto sopportare...
La vita è strana: probabilmente David non potrà mai usare le sue gambine dritte per reggersi in piedi, mentre Manuel ne avrebbe proprio bisogno per dare sfogo alla sua voglia di muoversi con libertà... Ma era solamente un pensiero balordo...
Cambiato il pannolino ho tirato su i suoi pantaloncini e David ha ripreso il suo movimento forsennato a bicicletta dentro la culla nuova, che gli è stata appena regalata.
Fuori, Manuel, in attesa dei bimbi che vengono per il doposcuola la domenica mattina, ha approfittato di un attimo della nostra disattenzione per scappare in gattoni per il giardino, sporcandosi tutto. E io lo sgrido sempre quando fa così! E lui, con la testa bassa, sgattaiola dentro casa, quatto quatto. Ma non ottengo molto dalle mie sgridate: alla prima svista, lui è di nuovo fuori.
Più tardi l’ho preso su per portarlo in bagno e per cambiare i suoi pantaloncini sudici.
In un attimo di disattenzione -questa volta mia-, ho abbandonato le sue manine e lui si è trovato nel vuoto, sull’erba, e invece di buttarsi per terra, come fa sempre, si é lanciato entusiasta a muovere i suoi primi passi.
“Manuel cammina davvero!”, ho gridato io a tutti gli altri, grandi e piccoli, che erano lì intorno a fare merenda. “Manuel cammina, cammina!”, e tutti hanno cominciato ad applaudire ed anche gli altri che erano in cucina per preparare il pranzo di sono affacciati alle finestre per vedere il miracolo di questo giorno, da tanto atteso: Manuel ha mosso i suoi primi passi da solo.
L’ho lasciato varie volte e sempre Manuel si è retto in piedi da solo e ha camminato.
I ragazzi e le ragazze italiane che sono con noi in questi giorni sono stati testimoni, con le loro macchine fotografiche dell’emozione di questo momento.
Oggi, 23 agosto, Manuel ha vinto sulla sua debolezza. Tra qualche mese compirà 4 anni. Si potrebbe dire che ha impiegato troppo tempo per prendere lo slancio verso l’indipendenza! Ma che importa il tempo! Oggi ha camminato e la gioia e la commozione che sperimentiamo è difficile spiegarla a parole, dopo tanto tempo di sofferenze e attese deluse.
... Questo è successo nel primo pomeriggio: ogni due o tre passi Manuel cadeva in terra, ma poi lo riprendevamo su e lui via di nuovo. felice Verso sera, invece, dopo il pisolino del pomeriggio, non c’è stato più verso di fermarlo: pur con le sue gambine sbilenche si lanciava per tutta la casa a provare il brivido dell’equilibrio che vince sulla gravità. E quasi mai cadeva!
Ai ragazzi italiani che sono qui con noi, Mario della Sardegna, Sara e GianLuca di Salerno, Eleonora di Roma, Elisa di Treviso, Massimo ed Elisa di lá dal Secchia, Lisa di Casina, Marcella di Formigine, oltre alla carissima Giulia di Parma, la soddisfazione di aver visto in diretta un piccolo sogno realizzato qui nella nostra casetta. Mi sono ricordato del mese di agosto di tre anni fa, quando arrivai a casa dall’ospedale. C’erano altri amici italiani quella volta, e proprio Tania e Ilenia mi fecero partecipe di una sorpresa enorme: improvvisamente lasciarono le manine di María René e me la trovai di fronte a camminare per la prima volta. Che commozione pure quella volta!
Mi viene da pensare nella simpatia di incontri con tanti amici e tante amiche che condividono la nostra vita, le nostre gioie e le nostre disavventure, simpatia che ci unisce per sempre e che ci fa spettatori di regali inaspettati e belli.
domenica 9 agosto 2009
sono tornate a volare le rondini nel nostro cielo, qui sopra...
In questo pomeriggio terso di mezzo inverno, sono rimasto colpito dal volo delle rondini sopra i nostri giardini e le nostre case.
Un volo di festa e di gioia, di piroette, di rincorse e di schiamazzi.
Un volo di libertà e di ritorno a casa.
Un annuncio della primavera ormai alle porte qui da noi.
Un volo di speranza per i nostri sogni di bene per i bimbi e le famiglie, un sogno di bene anche per tutti noi che abbiamo bisogno spesso di volgere gli occhi in alto per respirare boccate di infinito e di aria serena.
Le rondini sono arrivate sulla Casa de los Niños como sono arrivati tanti amici: dalla Sardegna, dal Veneto,dalla Campania, dal Lazio e dalla nostra Emilia.
Speriamo che la nostra casa rappresenti un volo verso un orizzonte nuovo e bello per ognuno di loro.
Sembravano felici, le rondini, di tornare a schiamazzare alte sulle nostre teste. Sembrano felici i nostri amici di essere capitati qui nel nostro cielo.
E noi siamo felici di averli come compagni di viaggio in queste settimane.
E siccome siamo tutti made in Italy, li abbiamo accolti con una generosa e succulenta pizza al forno a legna! Molto gradita, ovviamente!
Buona settimana e buone ferie e a chi se le può permettere!
Un volo di festa e di gioia, di piroette, di rincorse e di schiamazzi.
Un volo di libertà e di ritorno a casa.
Un annuncio della primavera ormai alle porte qui da noi.
Un volo di speranza per i nostri sogni di bene per i bimbi e le famiglie, un sogno di bene anche per tutti noi che abbiamo bisogno spesso di volgere gli occhi in alto per respirare boccate di infinito e di aria serena.
Le rondini sono arrivate sulla Casa de los Niños como sono arrivati tanti amici: dalla Sardegna, dal Veneto,dalla Campania, dal Lazio e dalla nostra Emilia.
Speriamo che la nostra casa rappresenti un volo verso un orizzonte nuovo e bello per ognuno di loro.
Sembravano felici, le rondini, di tornare a schiamazzare alte sulle nostre teste. Sembrano felici i nostri amici di essere capitati qui nel nostro cielo.
E noi siamo felici di averli come compagni di viaggio in queste settimane.
E siccome siamo tutti made in Italy, li abbiamo accolti con una generosa e succulenta pizza al forno a legna! Molto gradita, ovviamente!
Buona settimana e buone ferie e a chi se le può permettere!
domenica 19 luglio 2009
Lavori comunitari, nel nostro villaggio!
Come tutti sanno, in questi due anni e mezzo siamo andati avanti grazie all’aiuto di tutti, e tante cose sono state fatte nel nostro villaggio (molte di più di quelle che avevamo programmato!) e non finiremmo mai di ringraziare ognuno. Anche oggi si sono trasferite 4 nuove famiglie e la nostra bella famiglia ha raggiunto il numero di 191 membri! Un bel traguardo!
E ogni arrivo significa anche uno scambio di beni, per poter condividere con chi non ce l’ha, oltre una casa, anche un materasso, una bombola di gas, una cucina, un tavolo o delle seggiole.
Tanto poi la provvidenza ce li moltiplica questi beni, perché è esperienza costante per noi quello che dice il Vangelo: "Date e vi sarà dato" e persino fino a cento volte tanto. Ed è pure un bene aver sospeso per un momento i lavori di c ostruzione(siamo comunque impegnati nel terminare la scuola grande) così abbiamo il tempo di rivedere e curare i particolari: giardini, tinteggiatura, mobili per le stanze dei bimbi, servizi e vie di accesso.
Questo pomeriggio, per esempio, dopo il doposcuola per i bimbi e dopo la bella messa all’aperto, abbiamo convocato i presenti per un lavoro comunitario: mettere giù le pietre, regalateci dal Comune, per lastricare una strada tra le casette.
Erano le 5 del pomeriggio, e volevamo dedicare un’oretta insieme per portare avanti questo angolo pubblico. E’ bello vedere mamme (anche incinte!), bambini e papà tutti insieme a muovere terra, sollevare pietre, sporcarsi da capo a piedi al tramonto di una sera d’inverno, un inverno ormai mite, nella temperatura. Anche la temperatura nei rapporti tra di noi, sotto il peso di questi lavori magari duretti, si fa più mite e più dolce, e ciò è di aiuto per fondere in uno questa nostra comunità così eterogenea e spesso grezza per le tante vicissitudini umane che ognuno porta con sè.
Viene notte, abbiamo lavorato più dell’oretta che avevamo programmato, e ci salutiamo nel buio, senza vedere bene il frutto del nostro lavoro: saremo andati storti nel mettere giù questa stradetta? Domattina ce ne renderemo conto. Ma senza dubbio non è andata storta la fatica di ognuno e insieme abbiamo costruito qualcosa che speriamo rimanga e sia segno ulteriore di amicizia e bontà reciproca. La schiena scricchiola un po’, ma qui vicino c'e' il letto che mi aspetta.
Tra le cose che mi piacerebbe poter concludere prima della fine dell’anno vorrei mettere al corrente tutti della nostra intenzione di costruire una chiesetta. Pensando alle obiezioni, che giustamente possono nascere in tutti, voglio ricordare un piccolo episodio. Quando, alcune settimane fa ho commentato questo mio desiderio a un senatore del partito comunista che è nostro amico, lui si è stupito e mi ha detto: "E perché una chiesa invece di un bel salone per i ragazzi?" E’ che il salone per i ragazzi ce l’abbiamo già, quasi finito, bello grande, di 300 metri quadrati, mentre la chiesetta sembra meno funzionale nell’ottica e nella logica utilitaristica delle cose, ma nella logica nostra, che è anche quella del ricordo della nostra debolezza e della nostra umanita, dei nostri errori e delle nostre incompentenze, ha un senso profondo.
Infatti, abbiamo condiviso case con tanti bimbi e con tante famiglie amiche e in necessità, ma abbiamo bisogno anche di trovarci per rimettere nel cuore il ringraziamento profondo per chi ci sostinere e per chi alimenta di sogni il nostro cuore e per chiedere insieme aiuto a chi ci conosce e sa che da soli non avremmo potuto fare niente e da soli non potremmo colorare di azzurro (il colore dell’amore) questo nostro villaggio. Abbiamo bisogno di un luogo dove ritrovarci, grandi e piccoli, per ringraziare e per pregare, per riconoscerci deboli e per poter andare avanti insieme perché se no anche le pareti delle nostre case crollano e gli orizzonti dei nostri sogni sfumano. Come ho scritto qualche settimana fa, non è necessario che tutti crediamo nella preghiera o in Dio, per poter formar parte della nostra bella famiglia, o condividerne gli obiettivi, però, sì, tutti dobbiamo credere nel sogno di bene per tanti, che sono piccoli, marginati, deboli, ammalati e poveri, ed è questa la nostra preghiera del cuore, il nostro anelito, il nostro vivere concordi.
Di soldi non ne abbiamo per costruire questa casa di tutti, che vorremmo dedicare a "Maria, Madre della Gioia e della Pace" e probabilmente non è chiaro neppure il posto dove situarla, ma il fatto di condividere questo sogno lo rende già più realizzabile. Sarei contento di ricevere qualche commento o suggerimento in merito.
Domani riiniziano pure le scuole, dopo le vancanze invernali. Inizia il secondo semestre che durerà fino alla metà di dicembre. Abbiamo lavato per bene i nostri bimbi, prima di andare a letto, così domani sono bei puliti per questa ripresa degli studi. Ora la mensa sarà per tutti, per cui sono previsti un centinaio di pranzi ogni giorno. Le mamme a turno lavoreranno in cucina. Cristina, la mamma di María René, sarà l’unica fissa, così possiamo darle un lavoro. Non so come faremo per le spese, visto che toccano a me, ed io mi sento orfano della "camioneta azul, 725 PIT"..., ma i tassì ci sono apposta e poi qui non costano molto. E tra l’latro non fa mica male andare a piedi, quando i negozi non sono molto distanti. Per domani è prevista zuppa di verdure, pollo arrosto e patate al forno. Bisognerà fare bene il calcolo delle quantità. Questa prima settimana servirà come esperienza.
Facciamoci gli auguri insieme!
E ogni arrivo significa anche uno scambio di beni, per poter condividere con chi non ce l’ha, oltre una casa, anche un materasso, una bombola di gas, una cucina, un tavolo o delle seggiole.
Tanto poi la provvidenza ce li moltiplica questi beni, perché è esperienza costante per noi quello che dice il Vangelo: "Date e vi sarà dato" e persino fino a cento volte tanto. Ed è pure un bene aver sospeso per un momento i lavori di c ostruzione(siamo comunque impegnati nel terminare la scuola grande) così abbiamo il tempo di rivedere e curare i particolari: giardini, tinteggiatura, mobili per le stanze dei bimbi, servizi e vie di accesso.
Questo pomeriggio, per esempio, dopo il doposcuola per i bimbi e dopo la bella messa all’aperto, abbiamo convocato i presenti per un lavoro comunitario: mettere giù le pietre, regalateci dal Comune, per lastricare una strada tra le casette.
Erano le 5 del pomeriggio, e volevamo dedicare un’oretta insieme per portare avanti questo angolo pubblico. E’ bello vedere mamme (anche incinte!), bambini e papà tutti insieme a muovere terra, sollevare pietre, sporcarsi da capo a piedi al tramonto di una sera d’inverno, un inverno ormai mite, nella temperatura. Anche la temperatura nei rapporti tra di noi, sotto il peso di questi lavori magari duretti, si fa più mite e più dolce, e ciò è di aiuto per fondere in uno questa nostra comunità così eterogenea e spesso grezza per le tante vicissitudini umane che ognuno porta con sè.
Viene notte, abbiamo lavorato più dell’oretta che avevamo programmato, e ci salutiamo nel buio, senza vedere bene il frutto del nostro lavoro: saremo andati storti nel mettere giù questa stradetta? Domattina ce ne renderemo conto. Ma senza dubbio non è andata storta la fatica di ognuno e insieme abbiamo costruito qualcosa che speriamo rimanga e sia segno ulteriore di amicizia e bontà reciproca. La schiena scricchiola un po’, ma qui vicino c'e' il letto che mi aspetta.
Tra le cose che mi piacerebbe poter concludere prima della fine dell’anno vorrei mettere al corrente tutti della nostra intenzione di costruire una chiesetta. Pensando alle obiezioni, che giustamente possono nascere in tutti, voglio ricordare un piccolo episodio. Quando, alcune settimane fa ho commentato questo mio desiderio a un senatore del partito comunista che è nostro amico, lui si è stupito e mi ha detto: "E perché una chiesa invece di un bel salone per i ragazzi?" E’ che il salone per i ragazzi ce l’abbiamo già, quasi finito, bello grande, di 300 metri quadrati, mentre la chiesetta sembra meno funzionale nell’ottica e nella logica utilitaristica delle cose, ma nella logica nostra, che è anche quella del ricordo della nostra debolezza e della nostra umanita, dei nostri errori e delle nostre incompentenze, ha un senso profondo.
Infatti, abbiamo condiviso case con tanti bimbi e con tante famiglie amiche e in necessità, ma abbiamo bisogno anche di trovarci per rimettere nel cuore il ringraziamento profondo per chi ci sostinere e per chi alimenta di sogni il nostro cuore e per chiedere insieme aiuto a chi ci conosce e sa che da soli non avremmo potuto fare niente e da soli non potremmo colorare di azzurro (il colore dell’amore) questo nostro villaggio. Abbiamo bisogno di un luogo dove ritrovarci, grandi e piccoli, per ringraziare e per pregare, per riconoscerci deboli e per poter andare avanti insieme perché se no anche le pareti delle nostre case crollano e gli orizzonti dei nostri sogni sfumano. Come ho scritto qualche settimana fa, non è necessario che tutti crediamo nella preghiera o in Dio, per poter formar parte della nostra bella famiglia, o condividerne gli obiettivi, però, sì, tutti dobbiamo credere nel sogno di bene per tanti, che sono piccoli, marginati, deboli, ammalati e poveri, ed è questa la nostra preghiera del cuore, il nostro anelito, il nostro vivere concordi.
Di soldi non ne abbiamo per costruire questa casa di tutti, che vorremmo dedicare a "Maria, Madre della Gioia e della Pace" e probabilmente non è chiaro neppure il posto dove situarla, ma il fatto di condividere questo sogno lo rende già più realizzabile. Sarei contento di ricevere qualche commento o suggerimento in merito.
Domani riiniziano pure le scuole, dopo le vancanze invernali. Inizia il secondo semestre che durerà fino alla metà di dicembre. Abbiamo lavato per bene i nostri bimbi, prima di andare a letto, così domani sono bei puliti per questa ripresa degli studi. Ora la mensa sarà per tutti, per cui sono previsti un centinaio di pranzi ogni giorno. Le mamme a turno lavoreranno in cucina. Cristina, la mamma di María René, sarà l’unica fissa, così possiamo darle un lavoro. Non so come faremo per le spese, visto che toccano a me, ed io mi sento orfano della "camioneta azul, 725 PIT"..., ma i tassì ci sono apposta e poi qui non costano molto. E tra l’latro non fa mica male andare a piedi, quando i negozi non sono molto distanti. Per domani è prevista zuppa di verdure, pollo arrosto e patate al forno. Bisognerà fare bene il calcolo delle quantità. Questa prima settimana servirà come esperienza.
Facciamoci gli auguri insieme!
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