lunedì 31 agosto 2009

Le case...

Di questo mese di agosto che è alla fine, sarebbe bello poter fare una sintesi per poter comunicare e condividere tanti fatterelli che l’hanno reso bello e gratificante...

Qualche settimana fa ricordavamo l’arrivo giocoso delle rondini sul finire dell’inverno che da noi, che siamo con la testa capovolta all’ingiù, per via dell’emisfero sud, si rivela molto mite e soleggiato. Oltre alle rondini, agosto segna spesso l’arrivo di nuovi amici nelle nostre casette e nel nostro villaggio. Difatti, il 26 agosto abbiamo ricordato, senza tanti festeggiamenti, ma con la commozione scritta nel cuore, il primo anno di David tra noi. Nessuno si sarebbe azzardato a prendere un bimbo cerebroleso se non ci avessero pregato a lungo dall’ospedale infantile. Ma David, con il timore che suscitava in noi la sua malattia tremenda, si è rivelato un bimbo straordinario, per la sua giocosità e per la simpatia che genera attorno a sé, lui che passa la maggior parte della giornata in una culla d’oro. E’ d’oro perché è stata pensata apposta per lui e lui ci sguazza dentro muovendosi felice come un forsennato. E’ d’oro perché da lì lui cambia il volto delle persone che gli si affacciano e li trasforma in sorrisi compiaciuti.

Il 28 agosto, quest’anno, è arrivata anche la prima famiglia al completo ammalata di AIDS: il papà Nemesio, la mamma Virginia e la piccola Jazmine di tre anni. La mamma non ha segni evidenti della malattia, il papà e la bimba sono appena usciti dall’ospedale e sono ancora marcati dalla sofferenza. Vengono da un villaggio sperduto della campagna e non capiamo bene come la malattia li abbia avvinghiati... Sono soli, la famiglia di origine non è al corrente del male che li affligge. Non hanno la possibilità di rientrare al loro paesino, e d’altra parte devono stare vicini ad un ospedale pubblico. I medici ce li hanno affidati e noi li abbiamo accolti. Hanno un loro appartamentino indipendente, con bagno, cucina, lettini e sala da pranzo. Possono vivere uniti, pur nel dolore.

Per ogni necessità, fanno due passi e bussano a casa nostra per chiedere aiuto. E tutto è gratis e non chiediamo loro niente a cambio. E loro si stupiscono e pian piano i loro volti si illuminano. Devono trovare il loro modo di avvicinarsi e di muoversi con libertà: nessuno li ha obbligati a venire ma si rendono conto che nessuno lesina loro affetto e simpatia. Noi siamo contenti di considerarli parte della nostra famiglia bella, originale e grande...

In questi giorni ripensavo a quello che tante volte ho sperimentato e scritto: che siamo fortunati a poter condividere con tanti la nostra avventura verso il bene. Ma mi è venuto anche da pensare che ciò non sarebbe possibile senza l’aiuto di chi ci appoggia, di chi ci aiuta concretamente, di chi si dà da fare con mille iniziative, di chi si priva del proprio, di chi vuota il proprio portafoglio, di chi inventa mille strategie e attività, di chi ci offre gratis la propria amicizia, di chi bussa alle porte di altri, di chi mette a fuoco la propria fantasia e inventiva, di chi ci vuole bene gratis. Le case e gli appartamentini che in meno di due anni sono stati messi su nel nostro villaggio non sono qui per far bella posa ma servono per accogliere fratelli e sorelle meno fortunati di noi e che improvvisamente varcano la soglia di casa ed entrano ad arricchire il nostro cuore. Le case e gli appartamentini "fioriti" qui fuori sono il frutto e l’impegno di tanti amici e amiche che credono con noi nel bene oltre ogni interesse personale e ci permettono di essere strumenti di accoglienza e di un sogno di condivisione che ha ridato speranza alla vita di tanti.

Stasera facevo i conti degli abitanti del nostro villaggio arcobaleno e mi sono stupito al constatare che siamo arrivati a duecento (domattina ritorneremo a 199 per la partenza della cara Marcella)! Un bel numero se si pensa che due anni fa, quando mi trasferii qui, eravamo solamente in tre, con María René e con Toño... Ora siamo in 200 a dire grazie a chi ci vuole bene e continua a credere nel nostro sogno.

Le casette che qui fuori si apprestano a spegnere le luci del sonno della notte sono semplici, vere e concrete come l’amore e la fiducia che ci sostengono. Dentro, domani, riprenderà la vita di chi ha potuto fare l’esperienza che i sogni si realizzano e non solo nei film. Anche noi andiamo a letto con il grazie nel cuore. E speriamo svegliarci domani ringraziando di nuovo i nostri tifosi, piccoli e grandi!

Grazie di cuore a ognuno!!!

domenica 23 agosto 2009

Casa de los Ninos, una delle piú belle casette del mondo! 23 agosto 2009

Stamattina mentre cambiavo il pannolino di David mi sono soffermato sulle sue gambine, belle, robuste e diritte. E senza volere mi è venuto un pensiero balordo in testa: perché non fare un trapianto con quelle di Manuel che sono così storte e deboli?!


David scalcia tutto il giorno con le sue gambine contro le pareti della culla, mentre Manuel riesce solamente a trascinarsi come un folletto per terra, nonostante tutte le operazioni che gli abbiamo fatto e l’anno e mezzo di gesso che ha dovuto sopportare...


La vita è strana: probabilmente David non potrà mai usare le sue gambine dritte per reggersi in piedi, mentre Manuel ne avrebbe proprio bisogno per dare sfogo alla sua voglia di muoversi con libertà... Ma era solamente un pensiero balordo...


Cambiato il pannolino ho tirato su i suoi pantaloncini e David ha ripreso il suo movimento forsennato a bicicletta dentro la culla nuova, che gli è stata appena regalata.


Fuori, Manuel, in attesa dei bimbi che vengono per il doposcuola la domenica mattina, ha approfittato di un attimo della nostra disattenzione per scappare in gattoni per il giardino, sporcandosi tutto. E io lo sgrido sempre quando fa così! E lui, con la testa bassa, sgattaiola dentro casa, quatto quatto. Ma non ottengo molto dalle mie sgridate: alla prima svista, lui è di nuovo fuori.


Più tardi l’ho preso su per portarlo in bagno e per cambiare i suoi pantaloncini sudici.


In un attimo di disattenzione -questa volta mia-, ho abbandonato le sue manine e lui si è trovato nel vuoto, sull’erba, e invece di buttarsi per terra, come fa sempre, si é lanciato entusiasta a muovere i suoi primi passi.


“Manuel cammina davvero!”, ho gridato io a tutti gli altri, grandi e piccoli, che erano lì intorno a fare merenda. “Manuel cammina, cammina!”, e tutti hanno cominciato ad applaudire ed anche gli altri che erano in cucina per preparare il pranzo di sono affacciati alle finestre per vedere il miracolo di questo giorno, da tanto atteso: Manuel ha mosso i suoi primi passi da solo.


L’ho lasciato varie volte e sempre Manuel si è retto in piedi da solo e ha camminato.


I ragazzi e le ragazze italiane che sono con noi in questi giorni sono stati testimoni, con le loro macchine fotografiche dell’emozione di questo momento.




Oggi, 23 agosto, Manuel ha vinto sulla sua debolezza. Tra qualche mese compirà 4 anni. Si potrebbe dire che ha impiegato troppo tempo per prendere lo slancio verso l’indipendenza! Ma che importa il tempo! Oggi ha camminato e la gioia e la commozione che sperimentiamo è difficile spiegarla a parole, dopo tanto tempo di sofferenze e attese deluse.


... Questo è successo nel primo pomeriggio: ogni due o tre passi Manuel cadeva in terra, ma poi lo riprendevamo su e lui via di nuovo. felice Verso sera, invece, dopo il pisolino del pomeriggio, non c’è stato più verso di fermarlo: pur con le sue gambine sbilenche si lanciava per tutta la casa a provare il brivido dell’equilibrio che vince sulla gravità. E quasi mai cadeva!


Ai ragazzi italiani che sono qui con noi, Mario della Sardegna, Sara e GianLuca di Salerno, Eleonora di Roma, Elisa di Treviso, Massimo ed Elisa di lá dal Secchia, Lisa di Casina, Marcella di Formigine, oltre alla carissima Giulia di Parma, la soddisfazione di aver visto in diretta un piccolo sogno realizzato qui nella nostra casetta. Mi sono ricordato del mese di agosto di tre anni fa, quando arrivai a casa dall’ospedale. C’erano altri amici italiani quella volta, e proprio Tania e Ilenia mi fecero partecipe di una sorpresa enorme: improvvisamente lasciarono le manine di María René e me la trovai di fronte a camminare per la prima volta. Che commozione pure quella volta!


Mi viene da pensare nella simpatia di incontri con tanti amici e tante amiche che condividono la nostra vita, le nostre gioie e le nostre disavventure, simpatia che ci unisce per sempre e che ci fa spettatori di regali inaspettati e belli.

domenica 9 agosto 2009

sono tornate a volare le rondini nel nostro cielo, qui sopra...

In questo pomeriggio terso di mezzo inverno, sono rimasto colpito dal volo delle rondini sopra i nostri giardini e le nostre case.

Un volo di festa e di gioia, di piroette, di rincorse e di schiamazzi.
Un volo di libertà e di ritorno a casa.
Un annuncio della primavera ormai alle porte qui da noi.

Un volo di speranza per i nostri sogni di bene per i bimbi e le famiglie, un sogno di bene anche per tutti noi che abbiamo bisogno spesso di volgere gli occhi in alto per respirare boccate di infinito e di aria serena.

Le rondini sono arrivate sulla Casa de los Niños como sono arrivati tanti amici: dalla Sardegna, dal Veneto,dalla Campania, dal Lazio e dalla nostra Emilia.
Speriamo che la nostra casa rappresenti un volo verso un orizzonte nuovo e bello per ognuno di loro.

Sembravano felici, le rondini, di tornare a schiamazzare alte sulle nostre teste. Sembrano felici i nostri amici di essere capitati qui nel nostro cielo.

E noi siamo felici di averli come compagni di viaggio in queste settimane.

E siccome siamo tutti made in Italy, li abbiamo accolti con una generosa e succulenta pizza al forno a legna! Molto gradita, ovviamente!

Buona settimana e buone ferie e a chi se le può permettere!

domenica 19 luglio 2009

Lavori comunitari, nel nostro villaggio!

Come tutti sanno, in questi due anni e mezzo siamo andati avanti grazie all’aiuto di tutti, e tante cose sono state fatte nel nostro villaggio (molte di più di quelle che avevamo programmato!) e non finiremmo mai di ringraziare ognuno. Anche oggi si sono trasferite 4 nuove famiglie e la nostra bella famiglia ha raggiunto il numero di 191 membri! Un bel traguardo!

E ogni arrivo significa anche uno scambio di beni, per poter condividere con chi non ce l’ha, oltre una casa, anche un materasso, una bombola di gas, una cucina, un tavolo o delle seggiole.

Tanto poi la provvidenza ce li moltiplica questi beni, perché è esperienza costante per noi quello che dice il Vangelo: "Date e vi sarà dato" e persino fino a cento volte tanto. Ed è pure un bene aver sospeso per un momento i lavori di c ostruzione(siamo comunque impegnati nel terminare la scuola grande) così abbiamo il tempo di rivedere e curare i particolari: giardini, tinteggiatura, mobili per le stanze dei bimbi, servizi e vie di accesso.

Questo pomeriggio, per esempio, dopo il doposcuola per i bimbi e dopo la bella messa all’aperto, abbiamo convocato i presenti per un lavoro comunitario: mettere giù le pietre, regalateci dal Comune, per lastricare una strada tra le casette.

Erano le 5 del pomeriggio, e volevamo dedicare un’oretta insieme per portare avanti questo angolo pubblico. E’ bello vedere mamme (anche incinte!), bambini e papà tutti insieme a muovere terra, sollevare pietre, sporcarsi da capo a piedi al tramonto di una sera d’inverno, un inverno ormai mite, nella temperatura. Anche la temperatura nei rapporti tra di noi, sotto il peso di questi lavori magari duretti, si fa più mite e più dolce, e ciò è di aiuto per fondere in uno questa nostra comunità così eterogenea e spesso grezza per le tante vicissitudini umane che ognuno porta con sè.

Viene notte, abbiamo lavorato più dell’oretta che avevamo programmato, e ci salutiamo nel buio, senza vedere bene il frutto del nostro lavoro: saremo andati storti nel mettere giù questa stradetta? Domattina ce ne renderemo conto. Ma senza dubbio non è andata storta la fatica di ognuno e insieme abbiamo costruito qualcosa che speriamo rimanga e sia segno ulteriore di amicizia e bontà reciproca. La schiena scricchiola un po’, ma qui vicino c'e' il letto che mi aspetta.

Tra le cose che mi piacerebbe poter concludere prima della fine dell’anno vorrei mettere al corrente tutti della nostra intenzione di costruire una chiesetta. Pensando alle obiezioni, che giustamente possono nascere in tutti, voglio ricordare un piccolo episodio. Quando, alcune settimane fa ho commentato questo mio desiderio a un senatore del partito comunista che è nostro amico, lui si è stupito e mi ha detto: "E perché una chiesa invece di un bel salone per i ragazzi?" E’ che il salone per i ragazzi ce l’abbiamo già, quasi finito, bello grande, di 300 metri quadrati, mentre la chiesetta sembra meno funzionale nell’ottica e nella logica utilitaristica delle cose, ma nella logica nostra, che è anche quella del ricordo della nostra debolezza e della nostra umanita, dei nostri errori e delle nostre incompentenze, ha un senso profondo.

Infatti, abbiamo condiviso case con tanti bimbi e con tante famiglie amiche e in necessità, ma abbiamo bisogno anche di trovarci per rimettere nel cuore il ringraziamento profondo per chi ci sostinere e per chi alimenta di sogni il nostro cuore e per chiedere insieme aiuto a chi ci conosce e sa che da soli non avremmo potuto fare niente e da soli non potremmo colorare di azzurro (il colore dell’amore) questo nostro villaggio. Abbiamo bisogno di un luogo dove ritrovarci, grandi e piccoli, per ringraziare e per pregare, per riconoscerci deboli e per poter andare avanti insieme perché se no anche le pareti delle nostre case crollano e gli orizzonti dei nostri sogni sfumano. Come ho scritto qualche settimana fa, non è necessario che tutti crediamo nella preghiera o in Dio, per poter formar parte della nostra bella famiglia, o condividerne gli obiettivi, però, sì, tutti dobbiamo credere nel sogno di bene per tanti, che sono piccoli, marginati, deboli, ammalati e poveri, ed è questa la nostra preghiera del cuore, il nostro anelito, il nostro vivere concordi.

Di soldi non ne abbiamo per costruire questa casa di tutti, che vorremmo dedicare a "Maria, Madre della Gioia e della Pace" e probabilmente non è chiaro neppure il posto dove situarla, ma il fatto di condividere questo sogno lo rende già più realizzabile. Sarei contento di ricevere qualche commento o suggerimento in merito.

Domani riiniziano pure le scuole, dopo le vancanze invernali. Inizia il secondo semestre che durerà fino alla metà di dicembre. Abbiamo lavato per bene i nostri bimbi, prima di andare a letto, così domani sono bei puliti per questa ripresa degli studi. Ora la mensa sarà per tutti, per cui sono previsti un centinaio di pranzi ogni giorno. Le mamme a turno lavoreranno in cucina. Cristina, la mamma di María René, sarà l’unica fissa, così possiamo darle un lavoro. Non so come faremo per le spese, visto che toccano a me, ed io mi sento orfano della "camioneta azul, 725 PIT"..., ma i tassì ci sono apposta e poi qui non costano molto. E tra l’latro non fa mica male andare a piedi, quando i negozi non sono molto distanti. Per domani è prevista zuppa di verdure, pollo arrosto e patate al forno. Bisognerà fare bene il calcolo delle quantità. Questa prima settimana servirà come esperienza.
Facciamoci gli auguri insieme!

martedì 14 luglio 2009

visita ai villaggi dell' altipiano

Nei giorni scorsi ho avuto modo di andare più volte a trovare i nostri amici che vivono nei villaggi sperduti dell'altipiano, a cui noi siamo legati da tempo. Sono andato per mantenere il contatto e per portare qualche segno concreto. Sono andato senza la nostra gloriosa camioneta, che è ormai un ricordo e un mito, usando una macchina presa a prestito. Sono state giornate belle, faticose, che segnano il cuore.


Povertà e splendore si baciano sotto il cielo terso dell'inverno boliviano, nel silenzio di queste montagne scavate dal sudore di uomini, donne, bambini/e e animali che riescono a produrre per la loro esistenza ad altezze incredibili, senza mezzi nè risorse.







Quanto ho camminato in quelle giornate, alla ricerca di bambini che datempo non vedevo e che desideravo salutare o riconoscere anche perché qui i volti si rassomiglino, temprati dal sole e dal freddo!


A Nunumayani mi sono fatto accompagnare da un ragazzino di 10 anni, Willy, incontrato mentre segava col falcetto il grano insieme agli zii. Gli ho chiesto il favore di indicarmi alcune case di bimbi sparse tra i monti (in genere li incontriamo nelle scuole o negli asili), e lui si è messo felice davanti a farmi da guida. Solo allora mi sono reso conto che era zoppo..., zoppo dalla nascita, come poi mi ha raccontato. Ma a fatica riuscivo a stargli dietro, per cui ogni tanto si girava e mi sgridava perché andavo troppo piano o mi fermavo per prendere fiato ."Dai, su, in fretta, perché devo tornare al lavoro!"


Un tesoro di bimbo, questo Willy...


Camminare o correre, su e giù per i monti, a 4000 metri, non è mica uno scherzo, ma lo spettacolo di quegli orizzonti spalancati davanti agli occhi facevano dimenticare rapidamente la fatica. E insieme siamo riusciti ad incontrare tutti i bimbi e a riabbracciarli con gioia, magari anche solo congli occhi. Quei bimbi che non dicono quasi nessuna parola, ma che riempiono di tenerezza l'anima.


Ma come faranno a vivere lassù? Senza servizi, senza luce, senza un mangiare sostanzioso, senza legna per far fuoco, con case senza pavimenti, senza finestre, senza materassi, coi tetti di paglia e i mattoni di fango...


Spero proprio che Dio abbia un occhio speciale per ciascuno di questi piccoli perché di certo noi ben poco possiamo fare per loro. Ma almeno il ritrovarsi, lo stringersi per un attimo la mano, cercando di scambiare qualche parola, riascaldano il vincolo dell'amicizia e della fraternità.


Piccoli eroi che non escono da un libro di favole, ma ogni giorno combattono la loro battaglia per una sopravvivenza degna.


E noi siamo felici di poter condividere qualche attimo e qualche sogno con loro. Durante questa ultima visita, tra l'altro, abbiamo pensato a qualche modifica che possa rendere più funzionali le loro casette. Vedremo se riusciremo a concretizzare queste idee.


A Karpani la mia guida è stato Florentino, che di anni ne ha già tredici.Stenco ed alto, la sua figura mi ricorda i llamas per la facilità di movimento sui sentieri sassosi. E quegli stessi sentieri hanno fatto rivivere la memoria di quella gloriosa giornata che passammo con gli amici di Tressano, qualche anno fa, con i confetti in mano e in bocca, alla ricerca di Margarita e della sua famiglia. I bimbi, approfittando le vacanze di questo periodo, erano intenti,con i loro genitori, al secondo raccolto delle patate. E sono quelle stesse patate che ti offrono con grande generosità, appena cotte sotto la cenere. Il loro sapore è squisito. Anche qui tanta dignità e tanta fatica, anche quella di capire la mamma Vicenta che non può alzarsi dal letto per una grave infezione al piede e che non riesce a spiegarmi in spagnolo, nè lei nè il suo figlio David, il senso della sua malattia.


Durante queste camminate imparo due nuove espressioni in quechwa: karuni, che vuol dire "lontano" e tinkuna kumi, che vuol dire "ci rivedremo presto". E con Florentinoe i suoi fratelli ci siamo rivisti presto, qui a Cochabamba, perché sono venuti loro a far visita a Celestina. E come premio si sono fatti regalare una chitarra e un charango che rallegreranno le loro feste interminabili.


Celestina era contenta della loro visita, e pure noi, anche perché li sentiamo sempre di più parte della nostra famiglia allargata.


Le mie gambe risentono ancora di quelle ore a camminate sui sentieri dei llamas e dei bimbi pastori.


Ma anche il cuore risente ancora della gioia di quelle ore...

mercoledì 24 giugno 2009

24 giugno auguri a tutti i Giovanni!

Della vita di questi giorni, credo che valga la pena fare un riassunto dei cambiamenti, dei trasferimenti e dei nuovi arrivi perché se no perdiamo il conto. Ora, infatti, è quasi completata la casa di fronte alla nostra, e a cui abbiamo dato il nome di "Paola Marasa", visto che accoglie mamme e bimbi ammalati, come la nostra Paola di cui, il 13 giugno, abbiamo ricordato l’anniversario della partenza al cielo.

Si tratta di 7 appartamentini, più un settore di docce e bagni, con lavatrice comune per le mamme del villaggio che –per sostenersi- si dedicano a fare le lavandaie (e non vogliamo proprio che si riempiano le mani di artrosi). E’ già coperto anche il piano superiore di oltre 300 m2, che servirà come ambiente multiuso.

Negli appartamentini vivono per il momento: Matilde con la figlia Wara di 6 anni; Cristina, con le figlie Anahí e María René; Beatriz con il figlio Jhonatan; i tre fratelli colpiti da distrofia muscolare: Jhonni di 14 anni, Ronal che venerdí compirá 12 e Vidal di 16. I primi due sono già in seggiola a rotelle, mentre Vidal riesce ancora a reggersi in piedi anche se ieri pomeriggio è caduto due volte. Tutti e tre hanno un sorriso splendido, anche se la loro malattia é durissima.

Sempre ieri pomeriggio abbiamo parlato con il papà di Sebastián e gli abbiamo proposto di ricongiungersi con suo figlio. Lui è disposto a venire insieme alla sua nuova compagna, che ci sembra abbastanza legata a Sebastián. In un altro appartamentino si trasferirà la mamma di Rosita e Madelene, che non sta tanto bene. E nel settimo appartamento verrà nei prossimi giorni una amica spagnola che è stata in carcere durante due anni e che in questo momento è la professoressa di ginnastica della nostra scuola. Lei é molto capace e ci aiuta in varie attività con i giovani e con le famiglie del villaggio.

Gli appartamentini sono ben ammobiliati, con semplicità, e con un buon gusto. Queste persone e queste famiglie saranno sempre più indipendenti per il bene loro e nostro. Candy, Ivanna e Marcela, ragazze della Comunità che lavorano qui, si incaricheranno di seguire le mamme e i bimbi dal punto di vista medico, psicologico e sociale visto che Candy è infermiera, Ivanna è psicopedagoga e Marcela è assistente sociale. Ivanna ha già la sua casetta nel villaggio mentre che Candy, insieme a Matías, si trasferirà nei prossimi giorni.

Da alcuni mesi, Candy vive nell’appartamentino sopra il Padre José, nella casetta a due piani in cui vivevano le suore. Il Padre José continua a vivere sotto, nelle sue due stanzette. Ora lui è ammalato, a letto con l’influenza, ma speriamo possa riprendersi presto. Non parliamo spesso del Padre José, ma conviene aprire una parentesi per raccontare qualche aneddoto suo di questo periodo. Infatti, ora che è a letto, cerchiamo di essergli vicini anche se a lui piace molto l’indipendenza e il silenzio, nonostante i suoi 84 anni. Al mattino ci chiede la colazione, che è al puro stile americano: un sandwich, come dice lui, tipo toast, con prosciutto, formaggio, maionese o mostarda, e una tazzona di caffé latte bollente. A mezzogiorno, invece, siccome è ammalato, vuole un brodino da ospedale: una zuppa leggerina di pollo con cotoletta. A noi ci fa sorridere e ci sorprende il suo modo di indicare la dieta per la sua malattia.

E poi lui è un po’ sordo e ci fa ripetere spesso quello che gli diciamo. L’altra notte, Matías è rimasto chiuso in bagno e Nicola è dovuto andare con il trapano e gli attrezzi per sfondare la serratura del bagno visto che non avevamo una chiave di scorta. Dopo oltre un’ora di trapano e scalpellate, è riuscito a tirar fuori Matías dal bagno che piagnucolava giustamente a piú non posso. Verso le 11 di notte, il Padre José, ci ha chiamati per telefono un po’ indispettito e ci ha chiesto se avevamo aperto una falegnameria al piano di sopra e se non potevamo aspettare sino al mattino dopo per tirar fuori dal bagno il povero Matías. Ci siamo messi a ridere, anche questa volta!

Interessante il suo modo di concepire la vita, i bimbi in difficoltá, i rumori e gli orari, nonostante la sorditá!!! Ma gli vogliamo molto bene e siamo contenti di averlo tra noi. Nella casa grande, abbiamo aperto il nuovo dormitorio dei bimbi, sopra la cucina, dove sto io (o qualche ragazza che mi sostituisce quando si fanno i turni) con Manuel, Sebastián, David, Celestina, Mariano e sua sorella Fabiola.

Nelle stanze piú sopra stanno la Giulia, che ora é ammalata pure lei, piú in lá Nicola e Milton, un amico cileno che si é trasferito in Bolivia da alcuni mesi, Agustina con la piccola Evelin che ieri ha iniziato a fare i primi passi, grazie alla Celestina, e Gustavo con Jhonatan. Lí sopra, fino a poco fa, c’erano pure Nicole, Silvia e Isabella, che hanno lasciato la loro bella impronta in tutti i bimbi e in tutti noi.... Un abbraccio forte!!!

Oggi abbiamo sentito Isa, mentre nei giorni scorsi hanno scritto Nicole e Silvia. Loro stesse possono dire quello che hanno vissuto con noi... Non so se ho dimenticato qualcuno...

Facendo le somme, per adesso siamo un totale di: 27! Una bella famigliola, non c’é che dire. E poi non bisogna dimenticare Iver, il piccolo Matteo (Benjamín), Evita e Marianita che sono sempre con noi, ma che hanno avuto il dono di avere una famiglia che li accoglie e li cura con amore.

Dall’altra parte, per ora vivono 22 famiglie. Tra queste c’é pure l’amico Jorge che ha la stessa malattia delle nostre mamme. Da due mesi si é trasferito con i fratelli in una delle nuove casette. Quando é uscito dall’ospedale pesava 36 chili (ha 35 anni). Ora che viene tutti i giorni a pranzo e a cena da noi, ne pesa giá 52. E’ un bel segno. E il suo volto e la sua gioia sono un regalo per tutti noi!

Sempre di lá, in mezzo alle nuove casette, nelle due casette piú grandi, funziona la scuola. La scuola vera e propria è in fase di costruzione. Stiamo mettendo il soffitto. Ora siamo tutti in vacanza perché c’é freddo e le scuole si sospendono in tutto il Paese per un paio di settimane. Noi ne approfitteremo per fare le vacanze, a turno, tipo colonia, con i bimbi che vengono all’appoggio scolastico la domenica mattina, cosí non perdiamo il ritmo.

... sono numeri, ma dietro questi numeri c’é il volto e il cuore di tanti. E ci sono pure il cuore e la generositá di tanti. E ci sono pure la sofferenza e la preghiera che ognuno in silenzio puó offrire.

Al rispetto, mi torna alla mente una cosa che abbiamo vissuto nei mesi che conoscemmo María René in ospedale, cosa che ho giá scritto, ma che vale la pena ricordare insieme. Lei stava molto male e i medici avevano fatto un pronostico molto negativo. Una sera ci trovammo con i ragazzi della Comunitá e ci mettemmo d’accordo (ricordo che vivevamo qualche tensione e qualche attrito) e ci affidammo alla preghiera perché quando si é concordi, come dice Gesú nel Vangelo, si possono ottenere miracoli. E tutti insieme chiedemmo il miracolo della salute per María René.

Dopo 15 giorni María René fu accolta nella nostra casa, con grande gioia e commozione.
Questo ricordo mi aiuta a riprendere il senso del nostro agire e magari a correggere dentro di me alcuni giudizi. Tutti siamo al corrente delle difficoltá che viviamo qui a casa, per i problemi che sono insorti e per le correnti contrarie alla nostra esperienza. Ma non abbiamo il tempo di soffermarci a giudicare o a criticare perché é troppo bella la nostra vita e l’amicizia che ci unisce e che ci fa resistere e vincere ogni ostacolo e superare ogni sciocchezza.

E’ l’essere concordi tra di noi che ha dato vita a tutto quello che noi vediamo sbocciare e di cui possiamo scrivere perché anche voi che siete dall’altra parte dell’oceano e delle montagne lo possiate vedere e sognare con noi! E magari vi viene la voglia di fare un salto sin qui.
Sono la sofferenza e la preghiera di ognuno (si prega anche senza avere una fede cristiana, basta aggangiarsi ai sogni di una vita buona per tanti) che rendono possibile questa utopia ogni giorno più concreta.

Con questa concordia andiamo avanti (magari anche a piedi, come in questo momento in cui abbiamo dovuto rinunciare alla nostra gloriosa camioneta azul, 725 PIT: un minuto di silenzio, per favore....!!!) nella piena serenità e nel menefreghismo più assoluto davanti ai problemi, agli ostacoli, alle difficoltà e alle stupidaggini. E ci mandiamo un abbraccio forte forte che un giorno piegherà pure l’ostracismo dei nostri oppositori.

E come sempre, ci ringraziamo, che di questo non possiamo fare a meno, mai.

lunedì 15 giugno 2009

Oggi abbiamo sospeso i lavori di costruzione per poter riposare un po'

Oggi abbiamo sospeso i lavori di costruzione per poter riposare un po', dopo il ritmo davvero intenso dell'anno e mezzo trascorso. Conviene tener presente che in questi mesi è come se avessimo costruito quasi 70 casette di 60 metri quadrati ognuna.

Siamo rimasti solo con gli operai che vivono qui nel villaggio con le loro famiglie, per non far perdere loro una buona possibilità di lavoro e per poter concludere i lavori più urgenti, come i collegamenti dell'acqua e della luce, nella nuova fila di casette.

Questo è stato anche un periodo di rientri: prima Sara e poi Isabella... che ci hanno regalato la loro vita durante settimane e mesi, facendo contenti noi e i bimbi...

Questo è pure il periodo dell'influenza, dato il freddo di questi giorni: gli altri amici italiani, Nicola e Giulia sono a letto con la febbre e l'influenza. Con il ritmo di vita di questo periodo, non è semplice poterli rimpiazzare qui in casa! Anche perché la casa si sta popolando: dopo Matilde con la figlia Wara è stata la volta di Agustina con la figlioletta Evelin.

E oggi sono arrivati Mariano, Ari e Fabiola, i tre fratellini della tribú Yuqui che venerdì hanno perso la mamma. Vittoria era da tempo malata, ma aveva resistito a lungo pensando di poter proteggere meglio i suoi figli... Ci stava aspettando in ospedale a Santa Cruz, ma in questo periodo non abbiamo potuto viaggiare molto anche perché la famosa camionetta blu è stata venduta per raggiunti limiti di età.

Molti conoscono di persona questi bimbi (sto pensando soprattutto alla carissima Mirella e all'amico Roberto!) e sanno che sono molto carini. Abbiamo pensato di tenerli tra di noi per sostenerli in questo duro momento e per alleggerire la responsabilità del papà Andrés che non riesce a curarli molto bene. Abbiamo proposto al papà di trasferirsi pure lui qui per farsi carico insieme a noi della sua famigliola. Oggi è rientrato al suo villagio per alcune questioni in sospeso, ma dovrebbe tornare a Cochabamba il prossimo giovedì.

E sempre oggi, nel pomeriggio, sono arrivati altri 3 fratelli: Jhonny, Ronal e Vidal. Loro vivono una situazione fisica difficile: due sono in seggiola a rotelle e l'altro, più grandini, è il loro sostegno. La famiglia li ha praticamente abbandonati e se non fosse stato per l'appoggio, in tutti questi anni, delle Suore del Rosario (di Udine), chissà se sarebbero ancora vivi. Noi li abbiamo conosciuti oggi e siamo contenti di tenerli anche perché ci unisce una bella amicizia con le Suore del Rosario e insieme sarà più facile portare avanti un vero rapporto di solidarietà con questi ragazzi. Noi sentiamo queste Suore come vere sorelle, senza tante schiocchezze in testa, e tante volte siamo stati aiutati, sostenuti e incoraggiati da loro.

La coincidenza ha voluto che proprio in questi giorni si sono conclusi i lavori di sistemazione dei 7 appartamentini qui di fronte a casa, dove si stanno trasferendo le mamme ammalate e uno lo abbiamo destinato a loro. E poi, una di queste mamme, Matilde, ha mostrato piena disponibilità nell'occuparsi della cura di questi tre fratelli, quindi avrà un lavoro proprio di fianco a casa, e lei ci sa fare. E il suo stipendio, che è buono, è garantito.

Certo, stasera, a cena, la casa si è riempita improvvisamente di volti nuovi che si incrociavano per la prima volta, ma tutto si è svolto in un clima di grande serenità. E la cenetta improvvisata è bastata per tutti. Era bello vedere Anahí e Celestina che facevano festa a Fabiola, che ha praticamente la loro età.

Ora tutti i bimbi sono su che dormono e speriamo che dormano tutta la notte così anche noi siamo più sereni, perché di forze non ce ne avanzano mica, come si potrà immaginare.

... Questa è anche la settimana che ricorda i nostri amici che ci hanno lasciato proprio un anno fa. Sabato abbiamo ricordato Paola e venerdì ricorderemo Antonio... Loro sono sempre qui con noi, non solamente nelle foto che sono su in cappellina, sono proprio nel nostro cuore e nel cuore di tanti, e ci incoraggiano ad andare avanti con fiducia affinché l'amore abbia il sopravvento sul dolore e la malattia.

E' proprio una settimana bella che ci piace condividere con tanti che fanno parte della nostra famiglia e che rendono possibile il sogno non solo di una casa ma di una vita degna per tanti.