mercoledì 26 marzo 2014

2 aprile 2014, spettacolo di beneficenza al Teatro Carani di Sassuolo

Uno spettacolo dialettale al Teatro Carani a Sassuolo il 2 aprile. Il ricavato è destinato anche ai progetti di Casa de los Niños in Bolivia a Cochabamba. In scena la compagnia "Qui d'cadros" con la commedia dialettale "Magagni Incartedi".
Ci farebbe molto piacere che coloro che sono vicini alla Casa de Los Ninos partecipassero numerosi, per passare una bella e divertente serata all'insegna del divertimento e della solidarietà

venerdì 3 gennaio 2014

arrivo di un nuovo anno

Proprio ieri parlavo con Luciana per telefono e le confermavo che quasi tutti i bimbi sono stati affidati alle nostre famiglie, ci manca solamente Teresita, la bimba cieca di 6 anni. E che avevamo intenzione di non accogliere più bambini soprattutto dopo le inchieste e le accuse per la morte del piccolo Mateo.

Ma stamattina sono stato di nuovo in ospedale per cercare di risolvere un problema di salute del nostro Ronald e lì mi è stata fatta la richiesta di ospitare un bimbo di 5 anni con tumore diffuso in varie parti del corpo, soprattutto nello stomaco. Non sapevo cosa rispondere. Sono stato nel reparto a trovare il bimbo nel suo letto e poi sono tornato a casa, con una grande pena nel cuore.

Abbiamo parlato insieme, in casa, e abbiamo deciso tutti insieme di accogliere Jaime, il bimbo di 5 anni con il tumore diffuso.

Sono tornato in ospedale perché frattanto era arrivata la mamma. Ci siamo messi d'accordo con lei e Jaime è ora qui con noi.

Un bimbo fragile che quasi non parla, che fa fatica a camminare e a mangiare, ma soprattutto che non sorride...

E' di là che dorme, abbracciato ad cagnolino di peluche, nella stanza insieme a Ronald e a David, qui accanto c'è il piccolo Juansito.

5 anni... con gli istanti appesi ad un filo, ma sempre tanta speranza nel cuore ... anche per te, Jaime, ben arrivato nella casa de los niños.

Insieme a te, incomincia per noi un nuovo anno...


lunedì 23 dicembre 2013

Il Natale visto con gli occhi del cuore

Ho appena letto questo articoletto sul giornale di oggi, in internet:

“In vista del Natale il Papa ha quindi rivolto un appello a "tutti - persone, autorità ed enti impegnati nel sociale", "a fare di tutto" affinché "ogni famiglia possa avere una casa". Papa Bergoglio ha poi ricordato che "famiglia e casa vanno insieme", spiegando che "è tanto difficile portare avanti una famiglia senza abitare in una casa". "I poveri non possono aspettare - ha ammonito -. Gesù è nato in una stalla, non è nato in una casa. Dopo è dovuto fuggire e andare in Egitto, alla fine è tornato a Nazareth. E io penso oggi a tante famiglie senza casa, sia perchè mai l'hanno avuta sia perchè l'hanno persa per tanti motivi".

Così mi è venuto di pensare che la nostra Cittadella Arcobaleno è nata per dare una casa a chi non ce l’aveva proprio con questo spirito: “è difficile portare avanti una famiglia senza abitare in una casa”, quasi con le stesse parole me lo ripeteva la Luciana, i primi tempi! A dire il vero, con il passare degli anni, ci siamo accorti che la nostra Cittadella è nata soprattutto per dare l’opportunità a tanti bimbi di vivere non in una stalla, non in una stanzetta umile e fredda, ma in una famiglia e la famiglia degnamente in una casa. In questo momento vivono 220 bambini nella nostra Cittadella e 219 di loro vivono accolti in una famiglia, nelle 83 famiglie della Cittadella Arcobaleno. Per questo mi permetto, con rispetto, di rileggere così questo appello: “I bimbi non possono aspettare. Ogni bambino ha diritto a vivere in una famiglia, anche se è povera, anche se non è la migliore, anche se non è la più perfetta. Per questo noi pensiamo oggi a tanti bimbi senza famiglia che l’hanno persa per tanti motivi”.

Oggi è il compleanno di David: compie 9 anni. Lui è ammalato. Lui è stato abbandonato dalla sua famiglia. Ma lui ha oggi la sua famiglia che siamo noi tutti. Per questo lui è sempre felice anche se non parla, anche se si muove su una seggiola a rotelle, anche se devi aiutarlo a mangiare e a vestirsi. Nel suo lettino, al mattino quando si sveglia, ti accoglie sempre con un sorriso che rappresenta il suo ringraziamento per chi ha la fortuna di aiutarlo a sollevarsi dal letto. Ogni mattina è Natale per lui e per noi perché si rinnova l’incanto della gioia, dell’incontro e dell’accoglienza.

Doña A vive in una casetta della nostra Cittadella. Ha tre figli. Il marito da anni è alcolizzato. Alle 9 del mattino già non si regge in piedi. Ma non c’è modo per convincerlo a curarsi. Non gliene vogliamo per questo. Doña A deve mantenere la famiglia lavorando sino a sera facendo le pulizie in varie case della città. Guadagna il minimo per andare avanti con i suoi figli. La vediamo uscire presto al mattino, di corsa, con il suo volto sereno, nonostante la pena nel cuore. Un mese fa, la giudice dei minorenni ha affidato a lei e alla sua famiglia il nostro bimbo Jhon Ademar. Pochi lo conoscono. Jhon Ademar ha appena compiuto 5 anni; è arrivato da noi all’inizio dell’anno, proveniente da un altro Centro in cui era relegato tutto il giorno in un letto. Lui ha una paralisi dovuta probabilmente a denutrizione precoce, a una gestazione difficile e a poca stimolazione. Non sappiamo niente della sua famiglia biologica. Il bimbo vive in una carrozzina, non parla, non cammina, ma va all’asilo e gli piace tanto la musica. E’ capriccioso, ma ha un volto bellissimo, con un sorriso che ti conquista. La nostra fisioterapista dice che in pochi mesi ha fatto molti progressi. Lo vedi felice scarrozzare per la cittadella guidato dalle sue sorelline, scuotendo la testa e muovendo le sue flaccide manine. Non c’è pena per lui ma profonda simpatia e affetto. Vive in una famiglia povera che l’ha accolto di comun accordo, che ha aperto la porta della propria casa, e soprattutto del proprio cuore scegliendolo come figlio e fratello. Tra due giorni festeggerà il suo primo Natale con i suoi fratelli e la sua mamma. Che abbraccio bello!

Doña B non ha ancora 30 anni, ma già 5 figli. Una storia difficile alle spalle. Anche lei vive qui con noi. Ha avuto problemi con il marito che se n’è andato di casa due anni fa. E’ giovane e sta cercando di rifarsi una vita, con fatica e magari a tentoni. Anche a lei, insieme ai suoi figli, la giudice dei minorenni ha affidato la nostra Jacky. Tanti conoscono Jacky che ora ha 15 anni. Ha un problema alla vista, una emiparesi che non le permette il controllo della parte destra degli arti. Ha un ritardo mentale, non sa leggere nè scrivere, ma è una ragazzina dal cuore d’oro che vive di slanci e di abbracci. Che sarà della sua famiglia? Sappiamo ben poco... Jacky vive con noi da oltre 4 anni, ma ora ha spiccato il volo e si è riconquistata una famiglia propria che le vuole bene e che l’ha accolta con affetto sincero. Se uno entra nella sua nuova casa, troverà senza dubbio un caos impressionante: troppi figli piccoli in così poco spazio! Tanti vestiti da lavare e tanti piatti da mettere in ordine! Ma è stato fatto uno spazio per lei in quel caos. Questo vale agli occhi del cuore.

Anche Doña C vive con i suoi figli nella nostra Cittadella. Ha avuto un problema con la giustizia ed è stata condannata a 10 anni di carcere. Noi l’abbiamo conosciuta lì, in carcere, insieme ai suoi 4 figli. Il marito è profugo della giustizia per gli stessi motivi. Scontata la pena, doña C ha chiesto di essere accolta qui da noi. Avevamo spazio e le abbiamo dato una casa, 3 anni fa, senza fare ragionamenti. Doña C fa adesso l’operaia perché è lei che deve mantenere la sua famiglia. Ma insieme ai suoi figli ha scelto liberamente di accogliere nella sua casa la nostra frugoletta Nicol. Anche loro hanno trovato il modo di fare spazio a Nicol che ora ha 4 anni ed è portatrice del sindrome Down: un angioletto di simpatia sempre in movimento, che mette sottosopra tutto quello che la circonda. Nicol, come ricordiamo, è stata da poco operata al cuore, ed ora sta bene. La giustizia boliviana non permette l’affido di minorenni a chi ha avuto problemi con la giustizia, ma noi stiamo appoggiando e sostenendo con tutte le nostre forze la domanda di affido di Nicol perché tutti abbiamo il diritto a una nuova opportunità, il diritto e il dovere di poterci rifare la vita nonostante i nostri errori. La giudice dei minorenni deciderà nei prossimi giorni sull’ affido di Nicol alla famiglia di doña C, ma noi siamo fiduciosi: la giustizia dell’amore è più forte e più vera!

Non c’è tempo di entrare nelle case di tutti, ma come sappiamo o non sappiamo ancora, in questi ultimi mesi anche il piccolo Gianluca, Karen, Dennis, Maité, Jesús, Josué, Jade, David e Juansito sono stati affidati ad altre famiglie, ad altre persone legate alla nostra Cittadella.

... Natale è l’occasione per rivedere la nostra storia, il nostro camminare di questi anni, il nostro sogno comune, nell’ ottica delle parole del Papa riportate all’ inizio. Abbiamo offerto insieme una casa a tante famiglie povere o con storie travagliate alle spalle. Non le migliori famiglie, non le più perfette, come del resto non sono perfette le nostre case. L’abbiamo fatto con tanta ingenuità e poca esperienza. Un cammino intrapreso insieme (penso con riconoscenza a voi, amici/amiche dell’Italia, della Bolivia e delle altre parti del mondo!) con impegno, generosità, rinunce e sforzo silenzioso, insieme all’ immensità dell’affetto e della simpatia.

Ma chiudiamo gli occhi e spalanchiamo il cuore, e facciamo oggi lo sforzo di immaginare questi nostri bimbi (e non solo quelli citati qui sopra, ma anche le altre centinaia di bimbi/e della nostra estesa famiglia) che si sveglieranno il giorno di Natale in una casa, e per tutti loro ci sarà preparato un regalino di Natale, ma soprattutto che hanno ricevuto il regalo di una famiglia.

Ce ne rendiamo conto? L’essenziale non si vede con gli occhi, ma col cuore.

Auguri di cuore, David!

E con questo messaggio, ne approfittiamo per fare a tutti i nostri auguri di Buon Natale.


mercoledì 13 novembre 2013

Lo sguardo oltre la finestra

Colgo un piccolo spiraglio tra le tende della finestra che permette intravvedere la luce del giorno che invita ormai la penombra della sera... Disteso nella stanza dei bimbi lo sguardo spazia oltre quel piccolo pezzo di cielo che mi è concesso scoprire.

Sono le sei del pomeriggio. E’ l’ora della preghiera. Una preghiera personale, necessaria ed umile, rubata spesso al ritmo intenso che richiede l’attenzione quotidiana per i bimbi insieme al pensiero e alla preoccupata speranza per il loro futuro. Non è la preghiera dei forti, dei bravi, ma di chi si rende conto che da soli non ce la facciamo, di chi sperimenta la reale e sincera necessità di essere aiutato.

Mi accompagna, come sempre a quest’ora, il piccolo Juan, Juansito del Cielo, adagiato sul mio petto, con il torso e la testa sollevati per facilitare la respirazione. In genere, è questa per lui l’occasione di dormire un po’, prima della cena. Difatti, accarezzare dolcemente il suo volto lo tranquillizza e l’invita al sonno nella momentanea quiete della stanza dei bimbi.

Un pezzetto di cielo dietro le tende e Juansito del Cielo appoggiato sul petto...
Mi colpisce, stasera, lo svolgersi di questo sereno e semplice momento.
E mi permetto comunicare questa sensazione.

Oggi è il compleanno 87 della mia mamma, Mirella, il secondo che lei passa in Cielo... Me lo illumina e suggerisce quel piccolo spiraglio che si fa luce tra le tende...

Ho pensato e immaginato spesso, ingenuamente, come avrà trascorso questi due anni...
Che mistero di gioia e di scoperta senza fine! Di incontri rinnovati e di sorprese continue! Di lode e di ringraziamento eterni.
Rivedo gli ultimi mesi trascorsi con lei, mesi belli e profondi, necessari ed umili, come la preghiera quotidiana al crepuscolo.

E’ lo stesso scorrere di preghiera, la stessa ora, le sei del pomeriggio, quando ci sedevamo con la mamma di fronte alla finestra del salotto di casa, su, al nostro paese di Toano, e recitavamo con calma il Rosario, prima del riposo notturno.

Un momento sacro, nella sua quotidiana normalità.

E’ come se si ripetesse la stessa scena: allora, con una mamma ottantenne ammalata, con l’esperienza feconda e forte di una vita consegnata intensamente nel piccolo spazio della sua famiglia, una vita donata nell’impegno silenzioso che fa grande ogni mamma.

Oggi, con un bimbo di un anno e mezzo che lotta e strappa ogni istante a una situazione difficile in cui l’ha innestato il mistero della vita, una storia di cui è protagonista inerme e che l’immobilizza e lo rende dipendente in tutto, lui, abbandonato proprio dalla mamma. Ma allo stesso tempo bimbo impressionantemente bello e fortemente amato.

Oggi come allora: la preghiera del Rosario.
Oggi come allora: uno spiraglio di cielo nel silenzio della stanza, nello spazio personale di affidarsi oltre, di abbandono e di ricerca oltre, di sguardo umile in avanti e di sforzo per comunicare.
Rosario: una intonazione universale “povera” che si ripete fuori dal tempo e dal ragionamento. Ma anche il respiro e il battito si accompagnano dentro un corpo che vive.

Approfitto di questo respiro e di questa compagnia, stasera come allora, per ripercorrere la storia di amicizia con tanti, per affidare la storia, gli aneli, le inquietudini di tante persone care a una Mamma fedele che ci accompagna con la sua preghiera, per ricostruire nel silenzio i volti di questi incontri che hanno intessuto la mia vita e rimetterli ordinatamente dentro la cornice del cuore.

Quanta necessità sincera di ringraziare! Ed anche di chiedere scusa...

Il Rosario: suggerimento di una Mamma per noi suoi figli, preghiera inventata per avvicinare l’immensità del Cielo alla fragilità della terra, per riscoprire nell’universo il tessuto dell’amore, la preoccupazione profonda di una Madre per l’umanità intera con tutti i suoi limiti. Mi colpisce, stasera, questo intessersi di preghiera e vita, nella quiete e nel silenzio, come se dietro quel piccolo spiraglio di luce si potesse cogliere qualche bagliore della verità senza orizzonte che ci avvolge.

Passano in fretta gli istanti della preghiera, lo ripeto senza enfasi: necessaria ed umile.
Ringrazio la mamma Mirella e rinnovo gli auguri per lei, con una stretta al cuore.

E il crepuscolo avvolge ormai la stanza. Juansito del Cielo dorme ancora, sereno. La sua presenza mi accompagna e abbraccia dolcemente, mentre altrettanto dolcemente scorrono le carezze sul suo volto. Forse anche in questo ritrovo una similitudine con lo scorrere e rincorrersi della preghiera nel Rosario: come acqua benedetta che sgorga da un cielo vicino, appena dietro le tende della nostra stanza.

venerdì 20 settembre 2013

Ronald, 20 settembre 2013

Ripensando alle storie dei nostri bimbi...

“Doctor! Doctor!”
“Non sono il dottore, sono Ari!”
“Ari, Doctor!”

Non importa... Ronald imparerà piano piano a riconoscere ciascuno di noi: per lui qui siamo tutti o dottori o infermiere e stiamo qui in casa per rispettare i nostri turni di lavoro. Ha tre anni e solo da una settimana è stato trasferito alla nostra casetta. Ha passato quasi tutta la sua corta vita in ospedale. E’ piovuto improvvisamente nella nostra casetta perché non riuscivano più a controllarlo là dove era ospite. E’, difatti, un frugoletto che non sta fermo un attimo. Una trottola, una mitraglietta che spara domande a continuazione, una fonte inesauribile di trovate fantasiose. Ti scruta dal basso in alto alla ricerca di un consenso. E’ un bimbo bellissimo, che conquista tutti. In ospedale lo chiamano il biondino per via della sua carnagione chiara, per i suoi occhi quasi verdi e per le sfumature castane dei suoi capelli, cosa molto originale da queste parti. Ha uno sguardo che ti accalappia immediatamente per la serenità che sprigiona il suo volto. I suoi genitori, molto poveri, sono di una comunità campesina a oltre 4000 metri, per fortuna non molto lontana da Cochabamba. Sono già venuti un paio di volte a visitarlo e si vede che gli vogliono un sacco di bene.

Sei per strada, in ascensore, al supermercato o in qualsiasi altro posto e lui saluta tutti sorridente, e allora tutti gli si avvicinano e gli offrono dolci, frutta, biscotti, bibite... “Che bel bambino!”
E allora la nostra risposta risulta imprevista: “Ci scusi, ma Ronald non può mangiare niente. Grazie comunque.”

Fin da piccolo, Ronald soffre di grave e congenita stenosi esofagica, ciò che vuol dire che è costretto a mangiare e a bere attraverso un bottone gastrico perché il canale che collega la bocca allo stomaco è praticamente chiuso, passa solo la saliva. Noi, prima, non ne sapevamo niente di questa malattia. Ora ci troviamo con questo angioletto che passa 6 ore al giorno disteso in un lettino, con la pancia all’aria, sforacchiata da una sonda da cui scende lentamente il cibo trasformato in gocce dense e preziose che si trasformano in vita. Mangia, infatti, sei volte al giorno ed ogni volta il processo è necessariamente lento.

“Doctor, è pronta la mia pappina?”. “Non sono il dottore. Manca poco; sdraiati; tira su la maglietta e apri il bottone!”.

Ronald è più sciolto di noi che stiamo apprendendo con timore questo rito che inizia alle sei del mattino e si chiude con il bacio della buona notte alle 10 di sera: “Giú il pigiamino e chiudi il bottone: a dormire!”.

Sembra un gioco, ci sembra di essere tornati bambini e di aver sotto mano un bambolotto... Ma si capisce che non è affatto così... Si corre soprattutto il rischio di trasmettere infezioni, se non si fanno le cose bene.

Ora che Ronald sta bene ed ha acquistato un peso corporeo corretto, è pronto per essere operato. Ha bisogno di una protesi all’esofago che gli permetta mangiare come tutti noi, attraverso la bocca. Stiamo cercando un ospedale in Argentina che ci garantisca un risultato otimale. In Bolivia non c’è l’esperienza medica sufficente. Non importa quanto si spenda. Abbiamo già iniziato le pratiche e preso i contatti. Uno di noi l’accompagnerà per il tempo che sia necessario. I genitori sono d’accordo.

Ronald è un bimbo che non ha mai provato il gusto di una caramella... Quando era neonato, prendeva il latte, ma subito lo vomitava, per questo i genitori sono dovuti ricorrere ai medici fin dai primi giorni.

Ronald non ha mai assaggiato una coscia di pollo, nè una bistecca. Non sente il gusto della pappina che ogni giorno gli prepariamo seguendo le istruzioni dei medici, ma si rende conto benissimo quando è il momento di prenderla ed è lui stesso che ci avvisa.

Ci diceva l’altro giorno una mamma, scherzando: “Ci sarebbe un certo vantaggio con questo bottone nello stomaco, collegato a una sonda di alimentazione: si eviterebbero i capricci di mio figlio quando non vuole mangiare!” E’ senza dubbio l’aspetto positivo della faccenda dalla prospettiva di una mamma preoccupata.

...Sono quasi le 7 del mattino. Ronald sta facendo colazione mentre dorme. E’ un altro vantaggio.

E domani è il suo compleanno. Non ci sarà la torta per lui, ma non se ne fa un problema. Vuole che gli regaliamo una mucca! Chiaro: una mucca di gomma, quelle su cui si può saltare.

Troverà la sua mucca al risveglio. E i nostri sguardi timorosi. Sarà un compleanno bello, pieno di tante speranze per questo nostro nuovo bimbo piovuto dal cielo.


sabato 24 agosto 2013

28 agosto: serata di beneficenza alla festa del PD di Roteglia

Come tutti gli anni all'interno il PD di Roteglia in occasione della festa dell'Unità organizza una serata di solidarietà per la nostra associazione.

La serata quest'anno riserva una gradita sorpresa col teatro dialettale di Antonio Guidetti.

Inutile dire che più siamo e più contiamo ... via aspettiamo



mercoledì 5 giugno 2013

Auguri, carissimo Juansito del Cielo!

Carissimo Juansito!

Sono qui davanti al computer che rileggo il tuo messaggio del mese scorso, quello del primo maggio. A dire il vero, tutti sanno che quel messaggio l’ho scritto io, contemplandoti disteso sul lettino dove cambiamo i pannolini ai nostri bimbi, e cercando di immedesimarmi con te e di indovinare i tuoi pensieri, inventandomi voli e sogni da comunicare poi attraverso queste pagine.

Che importa chi l’ha scritto! Importa che siamo insieme da quasi un anno, da quel 8 giugno del 2012 quando, inaspettatamente, i Servizi Sociali (tristemente famosi in questi giorni!) ci chiesero di accoglierti perché bambini come te difficilmente sono accolti in altri Centri, e che da allora le nostre giornate sono piene della tua presenza perché tu hai bisogno di tutto e tutti noi, senza quasi accorgercene, ci siamo ritrovati spontaneamente a fare i turni per muoverci in ogni istante attorno a te proprio perché tu dipendi in tutto da chi ti sta accanto e noi non ti possiamo lasciar solo neppure un istante. La debolezza, nella Casa de los Niños, e probabilmente nel cuore di ogni persona, si trasforma in una calamita di affetto, attenzione, tenerezza, bontà, anelo, speranza e impegno. Ed anche di tanta preoccupazione.

Non è che sappiamo come si fa per stare accanto a te, per aiutarti, per cogliere quello di cui tu hai bisogno.

Oggi compi 15 mesi, piccolo Juansito del Cielo! Auguri!

L’altro giorno, un medico, - benedetti questi medici che si mettono lì a decifrarci gli scarabocchi degli elettroencefalogrammi e le astruse immagini delle tomografie! – ci ha confessato che è un miracolo la tua vita, nel senso che è un miracolo ogni giorno in più di vita per te, con quel tuo cervellino così ridotto ai minimi termini. Quella mattina, rientrati a casa, mentre seduto in cucina cercavo di darti da mangiare, e tu piangevi sconsolato, ricordando le parole di questo medico, devo confessare che pure io mi sono messo a piangere, tanto non c’era nessuno attorno a rendersene conto. E’ che non capisco: Perché noi non riusciamo a frenare i tuoi pianti? Perché non riusciamo a interpretare i tuoi dolori per darti sollievo? Perché non basta la nostra buona volontà, non bastano le medicine, non basta il nostro sforzo costante per darti pace, per alleggerire il peso di una vita così difficile e dolorosa per te che hai solo 15 mesi di vita? Perché non bastano le nostre preghiere? ...

Forse c’è un segreto che non abbiamo ancora colto.

Sembrano un monologo questi messaggi. Abbiamo tanti bambini in casa e tutti vivono situazioni difficili, ma forse la situazione più complicata è proprio la tua e tu sei il più piccolino, il più indifeso... Non riesci neppure ad alzare le tue manine... E neppure ad aprirle... Sei stato molto male in questi ultimi due giorni: non riuscivi a dormire, facevi fatica a respirare e a mangiare. Piangevi sconsolato come in quei primi giorni, al tuo arrivo. Volevi solo essere tenuto in braccio. Ti calmavano almeno un poco le carezze. Siamo stati molto preoccupati.

Il nostro monologo nasce proprio da lì, da questo contemplare la tua vita, il tuo volto, i tuoi minimi accenni, la tua immobilità, i tuoi dolori, e dalla ricerca minuziosa del bene per te per riorientare i nostri pensieri, i nostri sentimenti e i nostri sforzi e le nostre preghiere. Va nella direzione di aiutarci a tener accesa, insieme, la speranza per la tua vita comunicando a tutti quello che abbiamo nel cuore. Difficile è interpretare i tuoi pensieri. Difficile è intuire i tuoi sogni. Difficile entrare nell’ottica dell’innocenza e dell’impotenza.

E’ altrettanto difficile riuscire a comunicare davvero quello che gira dentro la nostra mente.
Difficile spogliarsi di sicurezze. Allora, forse, non si tratta di un monologo ma di un invito pressante a far cerchio intorno a te affinché il calore dell’amore grande e condiviso tra tanti sciolga finalmente le tue crisi e asciughi le tue lacrime, spenga una volta per tutte le tue convulsioni e tu possa sperimentare questo disteso abbraccio materno che tanto sollievo ti dà e a cui vorresti riattaccarti con forza.

Carissimo Juansito del Cielo, auguri per questi 15 mesi, per il miracolo di ogni giorno in più.
E’ un giorno in più nostro. Condiviso. Conquistato, perché vissuto insieme con grande sforzo e determinazione.
Nei giorni scorsi, nonostante le tue crisi, abbiamo rivisto il tuo sorriso e non è più il primo, quello di un mese fa.
E siamo riusciti, in fretta, a filmarlo per cui ci viene da dire grazie perché ora siamo sicuri che è un regalo speciale per noi quel tuo sorriso: lì dietro c’è nascosto il tuo segreto di bimbo speciale, di bimbo davvero del Cielo.
Speriamo di raggiungere un giorno la semplicità e l’innocenza per potere cogliere questo segreto e poi condividerlo.