lunedì 13 maggio 2013

Brayan e Nayeli

Sono passato quasi tre mesi dal giorno in cui abbiamo avuto l’incidente in Cile. Ieri abbiamo riconsegnato il pulmino alle suore che in febbraio ce l’avevano prestato per una settimana. Sembrava nuovo di fabbrica! E poi queste “sorelle” ci sorprendono sempre: siccome la nostra camionetta in questi giorni è dal meccanico, nel frattempo ci hanno prestato un’altra macchina che ci serve soprattutto per le necessità giornaliere della scuola.

Anche le persone lesionate nell’incidente sono quasi totalmente ristabilite.

Nessuna conseguenza a livello giudiziario.

Ogni tanto il pensiero ritorno a quel pomeriggio, quando stavamo per arrivare al mare, con l’ultimo gruppo dei bambini della nostra scuola, ed improvvisamente ci siamo trovati al bordo di un precipizio con il pulmino, tra l’altro nuovo, scaravoltato, con dentro 15 bambini. Siamo stati fortunati, molto fortunati.

Fortunati anche nei giorni successivi per la solidarietà che ci ha coinvolti a tutti i livelli, e i nostri bimbi hanno potuto dimenticare in fretta quei brutti e terribili istanti.

Ma ora è venuto il momento di cercare, in qualche modo, di restituire tanta generosità.

Alcune settimane fa, infatti, ci è stato comunicato che due bimbi di 4 anni, che frequentavano l’asilo della scuola che ci ospitava ogni volta che andavamo ad Arica, in Cile, lasciati soli nella cucina della scuola, improvvisamente si sono rovesciati addosso 25 litri di acqua bollente che serviva per la colazione di quel giorno. I due bimbi sono stati subito trasferiti in un aereo speciale, con prognosi molto riservata, nell’ ospedale per ustionati di Santiago, capitale del Cile, che dista più di duemila chilometri da Arica. Le ustioni sono dell’80% sul loro corpicino!

Anna e Sofia, due amiche di Reggio che sono state qui da noi per alcuni giorni e sono passate per Santiago, prima di rientrare in Italia hanno avuto modo di recarsi in quell’ospedale. Hanno intravisto i due bimbi attraverso le vetrate della degenza di terapia intensiva. Hanno pure avuto modo di parlare con le mamme dei due bimbi: Brayan, di origine peruviana e Nayeli, di origine boliviana. Infatti, la loro scuola, dove noi allogiavamo, è soprattutto per i bimbi delle famiglie dei lavoratori stagionali della Bolivia e del Perù che vanno in Cile per i raccolti agricoli. Famiglie povere, famiglie umili, costrette ad emigrare per sopravvivere. Anna e Sofia ci hanno comunicato la pena e il dolore di queste due mamme che hanno messo in comune con loro anche piccole necessità, come quella dei vestiti pesanti per gli altri loro figlioletti più piccoli visto che ora a Santiago incomincia il freddo dell’autunno e presto arriverà quello più duro ancora dell’inverno. Lì il clima non è come ad Arica dove fa sempre caldo. Anna e Sofia ci hanno lasciato i numeri di telefono delle due mamme che dovranno passare tanti mesi in quell’ospedale di Santiago così pure noi avremo modo di farci sentire personalmente.

Stasera, nella cittadella, ci siamo trovati con le nostre famiglie è abbiamo comunicato questa notizia. Ci siamo detti che noi siamo stati fortunati perché abbiamo goduto della generosità e premura degli amici cileni nel momento dell’incidente dei nostri figli, e che ora è il momento di fare qualcosa per le famiglie di questi due bambini che noi sentiamo come figli, pur senza conoscerli.

Nei prossimi giorni raccoglieremo le idee e analizzeremo le proposte per poi intraprendere qualche iniziativa concreta. Anche le nostre famiglie sono povere ed umili, ma sono pure generose. Una, infatti, è già venuta e ha messo a disposizione un piccolo risparmio da poter inviare in Cile.

Bolivia e Cile vivono un momento difficile e molto teso a livello di relazioni bilaterali.

Il Cile è un Paese molto ricco. La Bolivia, invece, è molto povera. Ma siamo Paesi vicini e fratelli! I nostri bimbi ne hanno fatto l’esperienza!

Noi vogliamo e possiamo vivere e testimoniare questa fraternità soprattutto in questi momenti di difficoltà.

Ogni sera, qui nella cittadella, preghiamo con insistenza per la salute di Brayan e Nayeli. Preghiamo per le loro famiglie.

Noi siamo fortunati perché viviamo in una comunità, una comunità grande che supera di lungo i confini della Bolivia e la necessità di uno è subito condivisa e superata grazie al contributo di tanti. L’abbraccio di una comunità è garanzia di sicurezza e protezione!

Oggi aggiungiamo alla lista delle nostre famiglie anche le famiglie di Brayan e Nayeli perché sono già entrate nel profondo del nostro cuore. E ci apriamo insieme alla speranza e al bene anche per loro, soprattutto per i loro piccoli innocenti e così provati.

mercoledì 1 maggio 2013

Il mio primo sorriso

Il mio primo sorriso “Sono qui sul letto in attesa che mi cambino il pannolino... Non mi sporco tanto, sono un bimbo bravo e non dò problemi in questo senso. Ci tengo ad essere ben pulito e in ordine. E tutti mi coccolano in questo senso.

La mia mamma, quando sono nato e vivevo con lei in strada, mi ha messo come nome Juansito e questo nome è rimasto anche qui, nella casa de los niños e con questo nome sono stato battezzato qualche mese fa anche se, a dire vero, tanti, qui, mi chiamano Buà o Kalén. Buà perché quando ero piccolino piangevo tanto e facevo una mescolina ripetendo sconsolato: Buà, buà! Adesso piango molto meno, ma mi è rimasto questo nomignolo, che è carino. Il nome Kalén è di una lingua indigena cilena e mi hanno spiegato che vuol dire: “Bimbo speciale, unico!”. Ed è vero: sono un bimbo speciale, unico. Sento che sono un bimbo speciale per tutti quelli che ho attorno.

...

Sono disteso e guardo il soffitto, ma so che più sopra c’è il cielo. Devo confessare che mi piacerebbe che mi chiamassero: Juansito del cielo perché mi sento come un regalo del cielo, come del resto lo sono tutti i bimbi. Non riesco a controllare i miei movimenti e le mie reazioni. Infatti, ho una malattia difficile, con un nome difficile: idranancefalìa. In poche parole, dalle spiegazioni dei medici che hanno analizzato la mia ecografia cerebrale, significa che ho un cervello molto ridotto che nuota in una vasta distesa di liquido. I medici sono bravi e mi hanno messo una valvola, sotto il cranio, proprio dietro l’orecchio destro, che aiuta a scaricare l’eccesso di questo liquido se no la mia testina crescerebbe fuori misura. Purtroppo, questa malattia mi provoca forti crisi epilettiche, che mi fanno tanto male, ma da quando sono andato al mare, ho notato un miglioramento e le scosse sono diminuite. Si vede che l’aria del mare mi ha fatto proprio bene. L’acqua dell’Oceano Pacifico è molto fredda ed io non la sopportavo proprio: mi dava i brividi. E così mi facevano bagni di sabbia. Quella sì che era bella caldina e tutto il mio corpo si rilassava. Mi piace tanto stare al caldo!

...

Dicono che in questi mesi sono migliorato tanto, ma io non so cosa voglia dire e rispetto a chi o a cosa sono migliorato. Io non ci vedo molto, ed ho l’esperienza di appena 14 mesi di vita, ma intuisco che gli altri bimbi a questa età incominciano a pronunciare le prime parole, a prendere in mano oggetti e persino a muovere i primi passi. Io non me ne faccio un problema se non parlo e se non riesco a muovermi . D’altra parte, io ci sento bene, anzi, mi spavento quando percepisco rumori dai toni troppo alti, come, per esempio, quando sbattono una porta, quando starnutiscono o quando si fa troppo chiasso. Non so perché, ma le mie manine non rispondono a stimoli e sono sempre rigide, lo stesso vale per le mie gambine. “Sono sintomi di chi è spastico”, dice la mia fisioterapista. Mi accorgo che a volte stringo con forza i vestiti di chi mi tiene in braccio. Mi piace molto stare in braccio: mi sento sicuro! Solo quando dormo percepisco i miei muscoli rilassati. Dicono che sono migliorato forse perché adesso riesco a fissare gli occhi in direzione delle voci che mi parlano o forse perché piango di meno. Ed è vero che faccio uno sforzo grande dentro di me per fare cose semplici: per reagire, per ascoltare e per prestare attenzione, e mi rendo conto che le persone attorno a me ne soffrono. E’ che la gente mi vuole bene e tiene accese tante speranze su di me. Ma io non so come, quando e in che misura potrò migliorare. In tutti i modi, questo non è un problema per me perché tutti fanno un grande tifo per me e nutrono una infinita fiducia nelle mie scarse possibilità. Lo ripeto: io mi sento sicuro e ben protetto!

...

Ho 4 dentini di sopra e due dentini e mezzo di sotto. Non è che mi servano molto perché riesco a deglutire solo pappine, ma esteticamente risaltano proprio bene nella mia bocchina di bimbo troppo bello. Mi hanno comprato persino uno spazzolino da dito e così luccicano sempre di bianco splendente i miei dentini. Ho sempre la bocca aperta come quella di un passerottino e così tutti possono ammirare i miei 6 dentini e mezzo.

...

Mi hanno regalato un libro e in ogni pagina posso ascoltare il cinguettìo di un uccello diverso. Mi diverto un sacco ad ascoltare questi suoni ma soprattutto mi piace da matti il cinguettìo dell’usignolo: è dolce. Mi hanno anche regalato un libro di fiabe ed ogni sera, prima di addormentarmi, mi leggono un racconto. Sto molto attento e faccio tesoro di ogni fiaba. Noi bimbi siamo come i protagonisti speciali di un infinito racconto di fiabe per le nostre famiglie. Alla fine del racconto, mi addormento sereno. L’altra sera, invece, mi sono addormentato mentre mi facevano il bagnetto. Disteso sull’acqua ben calda, sognavo di volare come un usignolo nel cielo azzurro, sulle casette della nostra cittadella, contemplando le corse e i giochi di tanti bimbi, e con gli occhi ancor chiusi mi è fiorito un sorriso sulle labbra. In questi 14 mesi di vita si tratta del mio primo sorriso. Poi mi sono svegliato e ho visto occhi di fronte a me che luccicavano di commozione e di gioia mentre braccia amiche mi sostenevano nell’acqua della vaschina. Qualcuno pensa che sia un miracolo. Forse. Ma era così bello volare!

Sogno spesso, ma non mi era mai capitato di volare, di sentirmi così bene, lassù nel cielo.
Mi piacerebbe davvero che mi chiamassero: Juansito del Cielo.”

lunedì 15 aprile 2013

Grazie di ... cuore

Grazie di... cuore

Ripenso a questi mesi di silenzio... perché faccio fatica a scrivere o a trovare il tempo per scrivere... in questi mesi. Ma mi capita tra occhi la foto di Orlando con Nicol e Kelly, nel nostro giardino, e un poco più il là foto del piccolo Gianluca in braccio a una mamma... E allora rubiamo un po’ di tempo al sonno.

Ripenso anche agli anni che sono trascorsi da quando abbiamo sfidato innocentemente le nostre poche forze, le nostre nulle risorse e la nostra inesperienza e ci siamo lanciati insieme al sogno della “Casa de los Niños”...

E viene veramente da dire: “Grazie di cuore, davvero, grazie di cuore a tutti!”

Lo ripeto spesso, ma credo che non ci stancheremo mai di ringraziare e di ringraziarci.

Orlando, Nicol, Kelly e Gianluca sommano insieme poco più di 9 anni. Non sappiamo perché ci siamo incrociati con le loro storie. Gocce d’acqua del piccolo ruscello della casa de los niños che a un certo punto si sono mescolate e hanno intrapreso un percorso comune. Un percorso non facile perché ci vuole tanta delicatezza per prendere in mano la storia di chi è piccolo e soffre: è come l’acqua del ruscello che scivola via dalle mani. Bisogna tenerle bene strette le mani!Il cuore ci sospingerebbe verso un risultato immediato, a vedere superata in poco tempo una situazione difficile di malattia. Ma il ruscello ha il suo ritmo, ha una sua pista, ha i suoi imprevisti. Allora si intraprende insieme il lento scorrere verso l’incertezza di sbocchi e di decisioni difficili.

Infatti, quanto tempo abbiamo impiegato prima di decidere quando, come, dove operare al cuore i tre piccoli della foto? A quante porte abbiamo bussato, quanti amici abbiamo coinvolto, quanti pareri ascoltato? Con questi bimbi abbiamo persino preso contatti in Brasile e con due di loro siamo volati sin lá. Ma anche in Brasile i medici hanno avuto timore. E’ tornata l’apprensione in noi: che decidere? Di chi fidarci? Ed è continuata l’attesa, lo scorrere lento del ruscello.

“Ma si tratta di bimbi in situazione delicata, dobbiamo accellerare i tempi!”, dicevamo tra di noi.

... Sono passati alcuni mesi e Orlando, Nicol e Kelly ora possono giocare come tutti gli altri bimbi, le gocce d’acqua della loro vita possono scorrere, rincorrersi, tuffarsi, mescolarsi senza timore come e con quelle di tutti gli altri bimbi che non sono nati con un grave problema al cuore. Loro non lo sanno, forse un giorno qualcuno glielo dirà che la loro vita era in pericolo. Forse oggi semplicemente si stupiscono perché, nonostante il sudore dei giochi, il loro corpo non li frena più come prima. E allora continuiamo a giocare! E poi potranno pure ritornare alla loro casa, tra le braccia di chi vuole loro bene, ma mai avrebbe trovato la strada per un difficile e costoso intervento. Si staccano dalla casa de los niños: il ruscello si divide in rivoli di acque serene che ritrovano il loro percorso naturale.

... Sono passati più di 4 mesi e il corpo del piccolo Gianluca non presenta sintomi della gravissima operazione all’intestino che ha dovuto subire in quella notte di panico per tutti noi che giravamo forsennati da un ospedale all’altro della città. Tra quattro giorni il bimbo compirà 10 mesi. E sarà una festa per lui senza ricordo, tutta proiettata in avanti perché le fresche gocce d’acqua di un ruscello non guardano indietro. E come potrebbere essere diversamente, con quei suoi occhi neri spalancati furbescamente al davanti a sé!

Ripenso alle nostre poche forze, alla nostra inesperienza, alla povertà delle nostre risorse, ma c’è qualcosa che ci tiene uniti, pur senza conoscerci, pur senza condividere la stessa casa, la stessa nazione, lo stesso credo. Ma se ci ripenso, credo che abbiamo un credo comune. Credo che siano l’amore e l’attrazione per la debolezza, per la verità, per i sogni a tutti i costi, per il lottare fino all’ultimo insieme, per mescolare le nostre acque senza timore di sporcarci, che ci spingono a gesti generosi, a un impegno forte, costante, al di fuori di qualsiasi calcolo, silenzioso ma comune. E viene un momento in cui, secondo le nostre forze, con libertà ci abbandoniamo allo scorrere sereno, o a volte burrascoso, del ruscello della casa de los niños. E succede che cuori di bimbi riprendono a battere con il ritmo della normalità.

E allora è davvero un grazie di ... cuore che, da questo angolo sperduto della Bolivia, vola staccando gocce di feconda riconoscenza su tante città dell’Italia, ma si stende anche sulla Svizzera, il Brasile, la Germania, l’Argentina, la Spagna, la Colombia, il Cile, gli Stati Uniti, la Francia e l’Olanda ...

E ci permettiamo di dire a tutti, ora che la nostra cittadella è completa, fiorita di case e di famiglie, che d’ora innanzi vorremmo dedicare il nostro impegno, le nostre energie e le nostre risorse soprattutto a sostenere senza posa e a preoccuparci di curare fino in fondo la debolezza e la malattia di tanti bimbi!





sabato 23 marzo 2013

il miglior papà di cochabamba

Carissimi

 vi inoltro il documento ufficiale col quale il Consiglio Comunale della città di Cochabamba ha consegnato ad Aristide l'onorificenza "dell'Ordine di Padre Antonio Berta", quale MIGLIORE PAPA' DI COCHABAMBA.

 Credo sia importante e motivo di orgoglio per tutti noi il fatto che venga riconosciuto, dalle autorità, Aristide come quella persona speciale che noi sappiamo essere e questo ci da una volta di più la consapevolezza che ciò che l'Associazione, con l'aiuto indispensabile di tutti voi, sta facendo è veramente parte di un meraviglioso sogno!!!!

un abbraccio Gianni




lunedì 18 marzo 2013

Mateito

Da stamattina il piccolo Mateo rimarrà per sempre qui con noi, nel giardinetto che circonda la nostra bella cappellina. I bimbi metteranno fiori, attorno, e una piantina di cipresso. La sua foto si aggiungerà alle altre foto di bimbi ed amici che già coronano l’altare della cappellina.

L’altro giorno, quando abbiamo letto il brano del Vangelo in cui Gesù dice ai familiari di una bimba appena morta: “Non abbiate timore, la bimba non è morta! Sta dormendo”, i nostri bimbi sono riusciti a capire che la partenza di Mateo non ci deve spaventare nè rattristare.

I bimbi ci insegnano ad andare oltre le apparenze. Infatti, tutti i bimbi ci dicevamo di far piano “perché Mateito sta dormendo!”.

Loro hanno conosciuto Mateo sempre su una carrozzina o in una culla. E l’hanno visto spesso mentre dormiva.

Proprio tre anni fa, a metà marzo, ci chiesero di accogliere un bimbo molto ammalato, che aveva solo un mese e mezzo di vita. Era pomeriggio inoltrato e noi chiamammo tutte le famiglie, in giardino, e condividemmo questa richiesta. Subito mamma Inés disse che lei era disposta a tenerlo, nonostante avesse altri 6 figli. E il giorno dopo, alle 7 di sera, Mateo entrò non nella casa de los niños, ma nella cittadella, nella casetta di Doña Inés, una delle nostre prime casette.

Un giorno importante perché quel giorno si realizzava uno dei nostri sogni: che le nostre famiglie, che avevano ricevuto tanto, scegliessero liberamente di aprirsi alle necessità di chi era meno fortunato di loro.

Mateo che era stato abbandonato in ospedale dalla propria mamma (non gliene facciamo una colpa, non sappiamo perché avrà preso questa decisione), ora ne trovava un’altra, anzi, ne trovava due perché, durante il lavoro di Inés, Mateo era accolto in un’altra famiglia vicina, quella di Marisol e Marco.

Poi, quando era in casa qui da noi, soprattutto di ritorno dall’ospedale, Giulia si era presa l’incarico di accudirlo. Non era facile dargli da mangiare. Ci voleva una pazienza enorme, ma soprattutto tanta delicatezza. Per questo che noi diciamo che la vita di Mateito scorreva nel silenzio, tra dolore e delicatezza. Nel riposo di una culla e nelle braccia di tante mamme.

Mateo, come David e come il piccolo Juan, soffriva di idrocefalia. Portava una valvola di derivazione, dalla testa allo stomaco. E spesso aveva forti convulsioni. All’inizio i medici ci dissero che poteva migliorare e si fece un’operazione che ci diede molte speranze. Ma non fu così. In ospedale, Mateo si prese la meningite.

Tante volte il bimbo è entrato in ospedale. E tutto il personale dell’ospedale conosceva Mateito e nutriva un affetto speciale per lui. Faceva fatica a respirare e a deglutire. Ma lottava perché aveva sperimentato l’amore di famiglie che gli volevano bene, nonostante i suoi gravi limiti fisici. Mateo lottava ma non piangeva quasi mai.

Rivedo alcune foto di Mateito... Il suo volto sempre pallido...

Tre anni difficili. Ma sono stati tre anni di vita. Ogni istante approfittato. Con l’arrivo di Mateo abbiamo imparato ad affrontare il dolore difficile degli innocenti.

E ci siamo aperti ad accogliere il dolore di altri innocenti che probabilmente non impareranno mai a parlare, a camminare, a mangiare da soli.

Il silenzio di questi nostri bimbi ci tiene lontani dagli intrighi e ci salva spesso da un egoismo stupido.

Ed ora, quando cammineremo nella cittadella, e ci troveremo davanti ai fiori, davanti ai cipressi, alzeremo gli occhi al cielo, con un accenno di sorriso, e ringrazieremo per gli istanti eterni vissuti con i nostri bimbi “difficili”, ringrazieremo chi ci aiuta a non temere.









lunedì 11 marzo 2013

Mateo è volato in cielo

Casa de los niños, 11 marzo 2013

Carissimi, carissime!

Stamattina, è volato in cielo il piccolo Mateo che tanti di voi hanno conosciuto ed amato.

Negli ultimi giorni era stato ricoverato in ospedale per il suo grave problema ai polmoni. Mercoledì era tornato a casa.

Ieri sera l'abbiamo portato di nuovo in ospedale ma ormai si poteva fare ben poco per lui, così abbiamo preferito che tornasse da noi.

Ha dormito nella stanza con tutti i bimbi e stamattina, in cucina, mentre i bimbi facevano colazione, lui ha spiccato il volo, in silenzio, come per il resto della sua vita: un silenzio pieno di amore, di dolcezza e di tenerezza.

Mateo ha sofferto tanto nella sua breve vita, ma noi non abbiamo mai sentito il peso proprio per la sua bontà e forse anche per una speciale predilezione del cielo per i nostri bimbi così ammalati.

Ringraziamo di cuore Inés e Marisol che gli hanno fatto da mamme in questi tre anni. Il loro abbraccio di madre, di questi tre anni, sono il sigillo di una vita bella che ha mantenuto Mateo sempre sorridente.

Ringraziamo le loro famiglie per l'affetto con cui hanno sempre accolto e curato il piccolo Mateo.

Ringraziamo anche il nonno di Isabella che, da lontano, gli è stato sempre vicino.

Ora Mateo si fermerà qui con noi per sempre grazie alla predilezione che a lui ci ha tenuto uniti.